Assegnati 4,9 milioni per un'opera mai realizzata. Perdita di fondi Pnrr e gravi irregolarità
Assegnati 4,9 milioni per un'opera mai realizzata. Perdita di fondi Pnrr e gravi irregolarità
Comune di Agrigento: viamento della causa del finanziamento
Mala gestione dei fondi con sviamento della causa del finanziamento pubblico , gravi irregolarità amministrativo-contabili, errori in fase di progettazione, indizione dell'appalto in assenza di disponibilità delle aree e di tempestivo avvio della procedura espropriativa, ritardi imputabili all'inerzia dei responsabilità e alla complessiva cattiva gestione dell'intervento. Sono questi alcuni degli addebiti che Anac ha formalizzato al Comune di Agrigento, a conclusione di una vigilanza sull'attuazione dei progetti finanziati dal Pnrr .
Con delibera n. 294, approvata dal Consiglio dell'Autorità del 21 2026, l'Anac ha espresso un formale richiamo al Comune capoluogo siciliano sottolineando l'esigenza di coerenza tra le proposte ammesse a finanziamento e gli interventi effettivamente realizzati, il divieto di mutamento non autorizzato della destinazione dei fondi vincolati, la preventiva disponibilità delle aree e il tempestivo avvio delle procedure espropriative, la nomina del direttore dei lavori nei termini di legge, il rispetto dei termini di stipula e del cronoprogramma, nonché la garanzia di un effettivo luglio confronto concorrenziale nella scelta degli operatori da invitare. Tutti comportamenti non effettuati dal Comune.
Il Comune di Agrigento era stato ammesso a un contributo regionale di 4,9 milioni di euro (Fondo Complementare al Pnrr, Programma «Sicuro, verde e sociale») per riqualificare trentacinque immobili di proprietà comunale nel rione Santa Croce. Il requisito di accesso al finanziamento era proprio lo status di Comune proprietario del patrimonio abitativo pubblico . Con una successiva delibera di Giunta, l'ente ha però approvato un nuovo progetto che ha stravolto l'intervento, trasformandolo nell'esproprio e nella demolizione-ricostruzione di un comparto edilizio composto in larghissima parte da immobili privati (di quelli interessati, solo due erano comunali), con il quadro economico salito a 5,39 milioni. Questo cambiamento radicale non è mai stato comunicato alla Regione , soggetto erogatore.
L'appalto è stato bandito e il contratto stipulato senza che l'Amministrazione avesse la disponibilità delle aree e senza il tempestivo avvio della procedura espropriativa. Alla data dell'ispezione (30 gennaio 2026) i lavori non erano né rilasciati né avviati e non era stato nominato il direttore dei lavori. La Regione ha quindi revocato integralmente il finanziamento, chiedendo la restituzione dell'anticipazione di 735.000 euro: di questa risulta spesa solo la somma di circa 146.000 euro per l'incarico di progettazione, a fronte di un'opera mai realizzata .
Si è consolidata una perdita di risorse pubbliche - scrive Anac - riconducibile alla revoca del finanziamento di 4.900.000 euro, alla restituzione dell'anticipazione di 735.000 e alle somme erogate per la progettazione di un'opera mai realizzata.
Il profilo di maggiore gravità accertato dall'Autorità è lo "sviamento della causa del finanziamento pubblico": fondi vincolati a una specifica finalità sono stati destinati a un'opera strutturalmente diversa e non finanziabile, senza autorizzazione dell'ente erogatore . L'Autorità qualifica questa condotta come grave irregolarità amministrativo-contabile. A ciò si aggiungono errori di progettazione (in particolare un piano particellare di esproprio che indicava come diruti e disabitati immobili in realtà ristrutturati e abitati) e un deficit di concorrenza nell'affidamento (procedura negoziata con soli operatori locali, un unico offerente, ribasso dell'1%).
Fonte: ANAC, 29/07/2026

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