Piano Casa, troppi commissari e deroghe eccessive. Più trasparenza per i contributi ai privati
Audizione di Anac alla Camera, presso l’Ottava Commissione Ambiente
Eccessiva proliferazione di commissari con regimi giuridici differenziati, che creeranno problemi interpretativi e rallentamenti, oltre che necessità di tener conto degli enti locali. Troppi disallineamenti nel testo di legge, che richiedono di essere unificati. Eccesso di poteri in deroga, che limita controlli e tracciabilità.
Sono questi alcuni dei rilievi che il Presidente di Anac Giuseppe Busia, ha espresso alla Camera di fronte all’ottava Commissione Ambiente nella serata di martedì 19 maggio 2026, in merito al Progetto Casa presentato dal governo. Sulla conversione del decreto-legge Piano Casa, il Presidente Busìa ha espresso apprezzamento per l’attenzione al tema dell’edilizia residenziale pubblica, sociale e integrata proponendo possibili interventi migliorativi alla luce dell’esperienza maturata dall’Autorità.
“La gestione commissariale non costituisce necessariamente la via più efficace per garantire la realizzazione degli obiettivi normativi: spesso, le garanzie offerte dalla disciplina ordinaria consentono di raggiungere i risultati attesi con maggiore continuità, minori rischi e, talvolta, anche con minori costi”, ha sottolineato il Presidente Busìa, con riferimento alle previsioni del decreto-legge sulla nomina e disciplina di un Commissario straordinario per l’attuazione degli interventi del Programma nazionale di recupero e manutenzione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica (ERP) e sociale (ERS). “È pertanto opportuno – ha specificato– che ogni estensione temporale o funzionale dei poteri commissariali sia accompagnata da una chiara delimitazione delle attività derogabili, nonché dal richiamo ai princìpi generali dell’ordinamento e ai vincoli inderogabili derivanti dall’appartenenza all’Unione europea”.
In particolare, per quanto riguarda il potere di utilizzo dell’ordinanza in deroga da parte del Commissario, pur come facoltà e non come automatismo, Anac chiede che sia limitato non solo al rispetto del Codice delle leggi antimafia, del Codice dei beni culturali e dei vincoli europei, ma anche espressamente al Codice degli appalti con particolare riferimento alla digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti pubblici.
“La moltiplicazione dei Commissari crea troppi regimi speciali che si sovrappongono e rischiano di creare incertezze”, ha dichiarato Busia. “Non va derogato all’utilizzo degli appalti digitali, che aiutano a fare prima, meglio e con maggiore trasparenza. Va prevista anche con soglie alte, più di due milioni di euro, la progettazione con modelli digitali BIM che aiuta ad essere più rapidi nella realizzazione, evita sorprese e varianti successive e aiuta futura gestione. Tali progetti dovrebbero essere raccolti in una banca dati unica, in connessione alla ricognizione degli immobili pubblici”.
Infine, il presidente Busia ha invitato a “prevedere regole di trasparenza con riferimento all’assegnazione di contributi ed incentivi ai privati, creando una piattaforma digitale che consenta una gestione efficiente e trasparente”.
Fonte: ANAC, 21/05/2026

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