Il Gender Gap si batte a partire dagli appalti

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ROMA - Più parità di genere hai, più punti guadagni per aggiudicarti la gara d’appalto. Non sarà a colpi di bandi che si risolverà il gender gap, ma c’è un fronte tutto da esplorare che viene sperimentato per la prima volta in Italia, scesa quest’anno al 76esimo posto nel mondo per divario di genere secondo il “Global gender gap report” del World economic forum. Uno scarto che, senza interventi normativi, sarebbe sanabile solo nell’arco di 70 anni, stando alle stime del Cnel.

La Regione Lazio ha bandito quattro gare, attualmente in corso, che valgono complessivamente 190 milioni di euro e che premiano le aziende attente alle politiche di genere. Le quattro procedure di appalto riguardano ad esempio i servizi di pulizia e sanificazione (valore: 38 milioni e mezzo), tradizionalmente affidati a donne impiegate in imprese la cui gestione è però nelle mani di uomini. E ancora: la manutenzione degli immobili (valore di gara pari 65 milioni e mezzo), i servizi postali (circa 14 milioni) e i call center per la sanità (quasi 72 milioni di euro).


I criteri non selettivi ma di premialità riguardano anzitutto la percentuale di donne in ruoli apicali come dirigenti e consigli di amministrazione. Alle aziende vengono assegnati 3 o 4 punti se la percentuale è maggiore del 40%, 1 punto se è compresa tra il 20 e il 40% e zero punti sotto la soglia. Due o tre punti, a seconda del bando di gara, vanno alle imprese che dimostrano l’assenza, negli ultimi tre anni, di verbali di conciliazione extragiudiziale per discriminazioni di genere. Ultimo criterio da 3 punti: il possesso della certificazione internazionale di Social Accountability (SA 8000) che qualifica le organizzazioni che investono sulla sostenibilità sociale ad esempio con asili nido aziendali, tutele per la conciliazione tra vita e lavoro, orari compatibili con la genitorialità. In tutto i punti dedicati al gender gap hanno un peso tra il 12 e il 13% sul punteggio complessivo.

Una iniziativa apripista per tracciare un cammino, beneficiando come amministrazione pubblica di prestazioni che “incorporano” la cultura della parità di genere, ma anche nella speranza che questa iniziativa apra un dibattito più ampio. “Siamo i primi in Italia a inserire il tema del gender gap in strategie di gara di queste dimensioni – commenta il governatore Nicola Zingaretti – Nel nostro Paese il primo problema è sicuramente quello dello squilibrio salariale tra uomini e donne, ma credo sia importante puntare i riflettori anche sul quadro di discriminazioni che nelle aziende pubbliche e private esistono tra i due sessi. Quello che abbiamo fatto come Regione Lazio è dunque un primo importante passo, un’esperienza che mi auguro sia mutuata anche dalle altre Regioni”.

A cura di repubblica.it del 20/09/2020

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