Offerta economica congrua anche se l'utile è irrisorio

Tipologia
Notizia
Data
13/11/2020

È legittimo prevedere un utile irrisorio nell'offerta economica. È quanto ha precisato il Tar Lombardia con la sentenza del 30 ottobre 2020, n. 2044 che ha preso in esame il tema congruità delle offerte economiche nelle gare per servizi di ingegneria e architettura. La vicenda riguardava una controversia per una gara per la realizzazione di una scuola pubblica.

Il primo punto preso in considerazione dai giudici ha riguardato la finalità nella valutazione di serietà e attendibilità dell'offerta, nel quale si esprime il giudizio di anomalia: «non è volta ad accertare se l'offerta è corretta nei valori espressi dai proponenti, ma se sia in sé sostenibile, cioè se gli errori nel computo di alcuni elementi economici dell'offerta siano in grado di erodere quella soglia minima di utile al di sotto della quale l'offerta deve essere considerata anomala».

Nel caso di specie le imprese ricorrenti avevano desunto, dai presunti errori per difetto nel computo economico delle giornate di presenza sul cantiere di due professionisti, un aumento del costo dell'offerta tale da modificare la graduatoria e far perdere all'aggiudicataria il primo posto. In sostanza, secondo le ricorrenti, l'errore nella giustificazione delle singole voci di costo (compreso il mancato computo dei costi di rimborso della pubblicazione del disciplinare), crebbe comportato un errore dei valori economici totali dell'offerta e quindi la necessità di una rettifica della sua formulazione.

I giudici hanno poi trattato il tema dell'utile chiarendo che «al di fuori dei casi in cui il margine positivo risulti pari a zero, non è possibile stabilire una soglia minima di utile al di sotto della quale l'offerta deve essere considerata anomala, poiché anche un utile apparentemente modesto può comportare un vantaggio significativo, sia per la prosecuzione in sé dell'attività lavorativa, sia per la qualificazione, la pubblicità, il curriculum derivanti per l'impresa dall'essere aggiudicataria e aver portato a termine un appalto pubblico». In questo passaggio i giudici di fatto si richiamano ad alcune sentenze che in passato hanno ritenuto che anche la pubblicità derivante dall'avere acquisito un incarico costituisce un vantaggio tale da superare l'inadeguatezza e equità del compenso.

A cura di Italia Oggi numero 268 pag.39 del 13/11/2020

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