Subappalti con il rischio di liquidità

Tipologia
Notizia
Data
04/12/2019

Appalto con subappalto a rischio liquidità. Questa sembra essere una delle conclusioni che si può trarre dalla lettura dell' emendamento approvato dalla commissione finanze, all' art. 4 del dl 124/2019, con cui si riformula la disciplina delle ritenute e compensazioni in appalti e sub-appalti. La disposizione. L' art. 4 dl 124/2019, introduce (a decorrere dal 1° gennaio 2020) una serie di obblighi e responsabilità tra committente, appaltatori, subappaltatori e affidatari per le ritenute Irpef da versare nei confronti dei lavoratori direttamente impiegati per l' esecuzione delle opere o dei servizi oggetto del contratto. A fronte dell' attuale versione contenuta nel decreto legge, gli emendamenti approvati dalla commissione finanze, prevedono una profonda revisione di tale istituto, finalizzata ad alleggerire oneri documentali e adempimenti comunicativi .

La nuova versione. L' emendamento in questione prevede per l' impresa subappaltatrice un duplice obbligo informativo: viene infatti stabilito che tali soggetti devono trasmettere sia agli appaltatori che ai committenti le deleghe di pagamento relative alle ritenute del mese precedente versate per i lavoratori direttamente impiegati nell' opera, insieme all' elenco degli stessi identificati per codice fiscale, con il dettaglio ore e l' ammontare della retribuzione corrisposta al singolo dipendente per l' opera affidata dal committente. Qualora tale obbligo non venga rispettato, oppure vi sia un carente/omesso versamento di ritenute, il committente ha il diritto di trattenere i corrispettivi dovuti all' impresa appaltatrice fino a concorrenza del 20% del valore complessivo dell' opera (con il limite di quanto non versato).

Il rischio. La disposizione appena citata ha una formulazione dubbia nei casi in cui il soggetto inadempiente sia il subappaltatore. Si ipotizzi il caso in cui un siffatto soggetto non proceda al versamento delle ritenute dovute rientranti nella previsione dell' art. 4. Stante la formulazione letterale della norma, in questo caso, il committente avrebbe diritto di trattenere i corrispettivi dovuti all' appaltatore anche qualora l' inadempimento non sia a lui imputabile, ma si riferisca ad un suo subappaltatore. Si deve evidenziare che questa lettura della disposizione appare essere estremamente penalizzante, oltre al fatto che nella sostanza «demoltiplica» il limite di euro 200.000 annui per singola impresa, andando cioè a colpire un appaltatore, anche nei casi in cui il subappaltatore debba eseguire lavori per poche migliaia di euro.

La certificazione. Un' altra questione che merita di essere approfondita concerne la possibilità di sottrarsi agli obblighi di comunicazione delle ritenute versate e dei correlati elenchi informativi, rilasciando un' apposita certificazione. Ci si chiede cosa succeda qualora vi sia un appaltatore e più subappaltatori, alcuni dei quali non hanno maturato i requisiti richiesti dalla certificazione. Le alternative possibili sembrano essere due: la prima prevede che i soli subappaltatori che non possono consegnare la certificazione, saranno comunque soggetti per intero alla disciplina dell' art. 4. L' altra soluzione è che nessuno dei soggetti coinvolti possa sottrarsi agli obblighi di comunicazione deleghe e informazioni. Tale ultima interpretazione sembra eccessivamente penalizzante e andrebbe anche al di là dello spirito della norma (che è quello di evitare l' omesso versamento di ritenute fiscali sul lavoro dipendente), con il risultato che così si avrebbero, anche per gli appaltatori «virtuosi», degli obblighi ulteriori ai quali non è possibile sottrarsi, in virtù della mancanza di requisiti di un soggetto terzo (il subappaltatore).

 

A cura di ItaliaOggi - pag. 33 del 04.12.2019


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