Servizi pubblici, in house il 93%

Tipologia
Notizia
Data
10/01/2020

Gli affidamenti diretti di servizi pubblici, secondo il modello dell' in house providing costituiscono il 93% del totale degli affidamenti disposti dagli enti locali; su 4.326 società affidatarie, 1.804 sono a totale capitale pubblico. È quanto si legge nella relazione della Corte dei conti per l' anno 2019 sugli organismi partecipati dagli enti territoriali e sanitari di cui alla delibera n. 29 del 10 dicembre 2019 della sezione autonomie. Uno dei numerosi profili esaminati dalla corposa e dettagliata delibera, riguarda la parte concernente l' affidamento di servizi pubblici locali e strumentali e in particolare l' utilizzazione del modello dell' in house providing definito dall' art. 16 del Testo unico.

La norma consente l' affidamento diretto di contratti pubblici alle società in house qualora sussistano i seguenti requisiti, già prescritti dalle norme vigenti 241 e, comunque, di derivazione comunitaria: che sia una società a capitale interamente pubblico, fatta salva la partecipazione privata di minima entità; che svolga attività prevalentemente per l' ente pubblico affidante (qualora «oltre l' 80% del loro fatturato sia effettuato nello svolgimento dei compiti a esse affidati dall' ente pubblico o dagli enti pubblici soci»); che vi sia un controllo analogo da parte del socio pubblico (o dei soci congiuntamente).

Nel report si fa presente che, sotto il profilo del rispetto dei principi della concorrenza, si registra «la netta prevalenza di affidamenti in house mentre le gare con impresa terza risultano essere soltanto 878 (su un totale di 14.626 affidamenti) e gli affidamenti a società mista, con gara a doppio oggetto». Stante la predominanza degli affidamenti diretti, che incidono sul totale nella misura del 93%, la Corte pone l' accento sull' esigenza di monitorare la sussistenza dei requisiti del «controllo analogo» ai fini della loro legittimità, e del «controllo analogo congiunto» nelle ipotesi di partecipazione plurima.

Delle 4.326 società con dati di bilancio 2017, 1.804 sono infatti interamente pubbliche e di queste, 1.276 sono partecipate da un esiguo numero di enti (fino a 9), mentre 528 sono partecipate da oltre 9 enti (di cui 226 partecipate da almeno 40 enti). I dati sugli affidamenti sono stati comunicati alla Corte dagli enti partecipanti soltanto per 2.097 società: in altre parole, sembrerebbe che soltanto il 48% delle 4.326 considerate sia beneficiario di affidamenti, mentre così non può essere. Al netto di ipotizzabili lacune informative, imputabili agli enti tenuti alla comunicazione, per i magistrati di viale Mazzini appare evidente «la scarsità dei dati, considerata la centralità del servizio affidato nella valutazione di acquisizione-mantenimento di una partecipazione societaria».

Con riferimento all' insieme delle società osservate (le 4.326 con dati di bilancio 2017) emerge, inoltre, che le partecipazioni dirette e indirette degli enti territoriali sono distribuite sul territorio con una prevalente concentrazione nella regione di appartenenza dell' ente socio; vi sono anche partecipazioni presenti fuori regione, ma con evidenti differenze gestionali tra enti appartenenti a realtà regionali diverse. Il fenomeno, ha detto la corte, è evidente per le partecipazioni indirette, che risultano distribuite sull' intero territorio nazionale per la maggior parte degli enti dell' area nord.

Con riguardo alle partecipazioni dirette, la distribuzione fuori regione è più contenuta e, comunque, più frequente al Nord e al Centro, mentre al Sud il fenomeno appare alquanto circoscritto. In linea generale, nella relazione si fa presente come vi sia una corrispondenza tra il possesso di partecipazioni dirette fuori regione e l' affidamento di servizi da parte degli enti possessori di tali quote, sia pure con dinamicità diverse. 

A cura di Italia Oggi pag.34 del 10/01/2020– autore ANDREA MASCOLINI