Ricorso se c'è chiarezza

Tipologia
Notizia
Data
09/09/2020

Inammissibile il ricorso per cassazione se risulta «oscura» la questione di diritto per cui si lamenta l'omessa pronuncia in sede di merito. E la parte che deduce di aver riproposto in appello l'eccezione prospettata in primo grado può sì adempiere in modo indiretto l'onere di riprodurre l'atto, ma a patto di non dare indicazioni del tutto generiche. L'inammissibilità scatta pure se nel ricorso di legittimità la parte si limita a riversare i propri atti redatti in sede di merito senza dar alcun conto della difesa assunta dalla controparte nei primi due gradi di giudizio. Così facendo viola l'articolo 366, comma primo numero 3, Cpc che impone una chiara e sintetica esposizione dei fatti di causa: la disposizione, infatti, indica per la redazione dell'atto introduttivo una serie di requisiti di forma-contenuto che costituiscono un vero e proprio «modello legale» del ricorso per cassazione. È quanto emerge, rispettivamente, dall'ordinanza 17614/20 e dalla sentenza 17767/20, pubblicate dalla terza e dalla seconda sezione civile della Cassazione.

 

Nessuna supplenza

Cominciamo dalla 17614/20. Diventa definitiva la condanna al risarcimento in favore di un'industria metallurgica cui nove persone hanno sottratto ingenti quantità di barre di ottone. La vicenda ha risvolti penali con i privati accusati di furto e truffa aggravati: alcuni scelgono il rito abbreviato, altri patteggiano e tutti devono risarcire il danno da liquidarsi in sede civile. Che è quantificato in 1,1 milioni di euro, somma che la banda dei nove viene condannata a pagare in solido: si stima ammonti a 500 quintali al mese per undici mesi la quantità di metalli non ferrosi rubata all'impresa, che ha un valore unitario di 2 mila euro a tonnellata. Nel giudizio civile di primo grado i ricorrenti oppongono alla richiesta risarcitoria la circostanza secondo cui risulta disposta la confisca di beni dei condannati per un valore di oltre 10 milioni di euro. E dunque, secondo loro, l'impresa avrebbe dovuto chiedere la restituzione del maltolto nell'incidente di esecuzione e agire civilmente solo in caso di esito non soddisfacente della procedura; questione che, lamentano gli interessati, risulta riproposta nella comparsa di costituzione in appello senza che la Corte territoriale si pronunci sulla necessità di rivalersi sui beni confiscati da parte della società. In realtà bisognava individuare in modo specifico la parte della comparsa in cui sarebbe stata riproposta l'eccezione: non si può pretendere che provveda la Cassazione «in via di supplenza».

Questioni oscure

Passiamo alla 17767/20. Niente da fare per il condominio: diventa definitiva la decisione della Corte d'appello che lo condanna a versare all'ex amministratore quasi 10 mila euro in riforma della pronuncia di primo grado. È l'inammissibilità del ricorso la sanzione prevista per l'inosservanza del modello legale previsto dall'articolo 366 Cpc così come interpretato dalla giurisprudenza di legittimità. E non c'è dubbio che nella specie la violazione sussista eccome: l'esposizione del fatto e dello svolgimento del processo si risolve nella mera allegazione degli atti del processo, ma solo quelli di parte, mentre viene omesso ogni riferimento alle difese avversarie. La tagliola degli Ermellini non scatta tanto per l'irragionevole estensione del ricorso quanto per la scarsa intelligibilità delle questioni: l'esposizione dei fatti risulta oscura mentre confuse sono le censure mosse alla sentenza gravata. La sintesi degli atti costituisce oggi un vero e proprio valore del processo, anche se anche già il codice del 1940 contiene un richiamo al carattere sommario dell'esposizione dei fatti di causa.

A cura di Italia Oggi numero 211 pag.26 del 08/09/2020 di Dario Ferrara

 

Allegati:


Loading...