Pubblicare il nome dell'azienda che chiede sopralluogo e informazioni sulla gara non viola la segretezza

Tipologia
Notizia
Data
16/09/2019

La pubblicazione dell' elenco delle imprese che hanno richiesto il sopralluogo, per predisporre l' offerta di gara, costituisce solo un «sintomo» dell' interesse manifestato di voler prendere parte alla competizione ma non si traduce in una autentica manifestazione di volontà di partecipazione. In questo senso, pertanto, la pubblicazione dei nominativi delle imprese non determina in automatico violazione del principio della segretezza dei partecipanti alla gara e violazione dell' articolo 53 del codice dei contratti. È questo l' approdo a cui giunge il Consiglio di Stato, sezione III, con la sentenza n. 6097/2019 .

La vicenda La ricorrente - come già in primo grado (con ricorso respinto dal Tar Puglia) - ha censurato la violazione del principio di segretezza dei concorrenti stabilito dall' articolo 53 del Dlgs 50/2016, avendo la stazione appaltante reso noto, prima della scadenza del termine per la presentazione delle offerte, il nominativo di alcune delle imprese interessate a presentarla. In particolare, ciò sarebbe avvenuto con la pubblicazione sul portale EmPulia (il soggetto aggregatore della regione Puglia, anche, per la gestione telematica della gare) dell' elenco delle richieste di sopralluogo per un appalto di realizzazione di lavori per un nuovo ospedale.

La pubblicazione risultava prevista dal disciplinare di gara secondo cui «le risposte ad eventuali quesiti in relazione alla presente gara saranno pubblicate sul Portale EmPULIA» senza prescrizione di anonimato. Questa condotta, secondo il ricorrente avrebbe violato il principio di segretezza delle imprese partecipanti in una fase in cui i nominativi avrebbero dovuto restare riservati (almeno fino alla chiusura della gara).

La sentenza Il Collegio non ha condiviso il ragionamento alla base del ricorso. Pur essendo vero che la conoscenza anticipata dei soggetti che partecipano alla gara può sicuramente condizionare la stessa qualità (e decisione) della partecipazione - ha evidenziato il giudice - potendo incidere, evidentemente, anche sulla formazione/predisposizione delle offerte. È altresì vero, però, che la "semplice" richiesta di effettuare il sopralluogo (ma allo stesso modo anche la semplice istanza di un chiarimento sul procedimento/contenuto degli atti), di per sé non equivale a una manifestazione di volontà. Non può desumersi, in particolare, da un normale contatto la decisione di voler partecipare alla gara.

E in questo senso, sono piuttosto chiare le parole del giudice di Palazzo Spada quando sottolinea che «la mera conoscenza dei nominativi dei soggetti che hanno chiesto di effettuare il sopralluogo non integra violazione dell' art. 53, comma 3, del d. lgs. n. 50 del 2016, nelle procedure aperte, in relazione all'«elenco dei soggetti che hanno presentato offerte, fino alla scadenza del termine per la presentazione delle medesime» (art. 53, comma 2, lett. a), poiché la richiesta di sopralluogo o la proposizione di quesiti circa le sue modalità alla stazione appaltante non costituisce elemento infallibilmente sintomatico, anche per altri soggetti eventualmente interessati a partecipare, di certa futura partecipazione alla gara né, ancor meno, immediata manifestazione di volontà partecipativa o forma equipollente di offerta».

Sotto il profilo pratico/operativo, bisogna evidenziare che è bene che il Rup eviti la pubblicazione di dati che possono portare a una "conoscenza" anticipata delle imprese comunque interessate. Come dimostra la sentenza, simili comportamenti determinano immediate censure da parte degli operatori e anche costi per la stazione appaltante. La sentenza in commento infatti, compensa le spese di giudizio

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 16/09/2019


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