Offerte, modalità di verifica

Tipologia
Notizia
Data
20/03/2020

Nelle gare per aggiudicare contratti pubblici la cosiddetta inversione procedimentale è ammessa soltanto nelle procedure aperte, con la conseguenza che in tutti gli altri casi è vietato verificare prima l' offerta e poi l' idoneità dei concorrenti. È quanto ha affermato la Corte costituzionale con la sentenza del 6 marzo 2020, n. 39 che ha dichiarato l' illegittimità di alcune disposizioni della regione Toscana in materia di affidamenti al di sotto della soglia di applicazione della normativa, modificative della legge 38/2007.

La norma in questione (art. 35-Ter) della legge regionale, introdotta con due modifiche del 2018 e del 2019 alla legge del 2007, prevede che «nelle procedure negoziate, quando il criterio di aggiudicazione è quello del minor prezzo, le stazioni appaltanti possono decidere di esaminare le offerte economiche prima di verificare la documentazione amministrativa attestante l' assenza dei motivi di esclusione ed il rispetto dei criteri di selezione ai sensi del dlgs 50/2016». Si aggiunge anche che «nell' avviso di manifestazione di interesse è indicato che sono invitati tutti gli operatori economici che hanno manifestato interesse, l' intenzione di avvalersi della facoltà di cui al primo capoverso e le modalità di verifica, anche a campione, dell' assenza dei motivi di esclusione e del rispetto dei criteri di selezione».

La tesi del governo, che ha impugnato la disposizione regionale, era che l' articolo 133, comma 8, del codice dei contratti pubblici, come modificato dall' art. 83, comma 1, del decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56 (il primo correttivo) avrebbe recepito il principio comunitario, prevedendo che la facoltà di anticipare l' esame delle offerte rispetto al controllo sul possesso dei requisiti di partecipazione, siano essi di ordine generale, di idoneità professionale o di capacità economico-finanziaria e tecnica, è circoscritta alle procedure aperte.

Alla luce di tali considerazioni, la disposizione regionale impugnata, ponendosi in contrasto con l' art. 56, paragrafo 2, della direttiva 2014/24/Ue e con l' art. 133, comma 8, del codice dei contratti pubblici, violerebbe, rispettivamente, l' art. 117, primo comma e secondo comma, lettera e) della Costituzione. La regione si è difesa argomentando nel senso di ritenere che per le acquisizioni sotto soglia si applicherebbero le norme di cui agli ordinamenti nazionali e regionali, che potrebbero prevedere specifiche modalità di affidamento, e ciò, in particolare, allo scopo di garantire una maggiore semplificazione e snellezza delle procedure, esigenze, queste, particolarmente vive nelle procedure negoziate, per come si evincerebbe anche dal «considerando» numero 42 e dagli artt. 29 e 32 della citata direttiva 2014/24/Ue.

La Corte, premesso che per giurisprudenza costante alla tutela della concorrenza è materia di esclusiva competenza statale, accoglie il ricorso del governo. Per i giudici la violazione del codice è insanabile e «non è corretta, dunque, la tesi della regione Toscana, secondo cui il codice dei contratti pubblici, prevedendo espressamente l' inversione dell' esame per le procedure aperte, non per questo la escluderebbe per quelle negoziate. Il dato testuale, infatti, è chiaro nel riferire l' inversione esclusivamente alle prime e la stessa ricordata evoluzione normativa dimostra inequivocabilmente l' intenzione del legislatore statale di escluderla per le seconde».

A cura di Italia Oggi del 20 Marzo 2020 pag. 41 - autore ANDREA MASCOLINI

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