Limiti al subappalto, prime indicazioni operative dal Tar Lecce dopo la sentenza della Corte Ue

Tipologia
Notizia
Data
24/01/2020

Con sentenza n. 1983/2019, il Tar Puglia, Lecce , ha fornito le prime interpretazioni ed applicazioni operative - in materia di limiti al subappalto - successivamente alla sentenza della Corte di giustizia Europea n. C-63/18 del 26 settembre 2019, con la quale la Cgue ha affermato la non conformità alla direttiva n. 2014/24 della disciplina nazionale in materia di contratti pubblici nella parte in cui prevede il limite quantitativo del 30% alle prestazioni subappaltabili. Il Tar, nello specifico, ha preliminarmente richiamato la disposizione di cui al comma 2 dell' articolo 105 del Dlgs n. 50/2016 (Codice dei contratti pubblici), che definisce il subappaltocome «il contratto con il quale l' appaltatore affida a terzi l' esecuzione di parte delle prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto».

Ai sensi dell' articolo 105, comma 2, cit., costituisce, comunque, subappalto qualsiasi contratto avente ad oggetto attività ovunque espletate che richiedono l' impiego di manodopera, quali le forniture con posa in opera e i noli a caldo, se singolarmente di importo superiore al 2% dell' importo delle prestazioni affidate o di importo superiore a 100.000 euro e qualora l' incidenza del costo della manodopera e del personale sia superiore al 50% dell' importo del contratto da affidare. La disposizione normativa sopra richiamata prescrive, infine, che «l' eventuale subappalto non può superare la quota del 30% dell' importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture».

La decisione Ciò premesso, i Giudici amministrativi hanno affrontato, poi, l' intervento, nelle more del giudizio pendente, della sentenza C-63/18 del 26/09/2019della Cgue, che ha lapidariamente affermato che «la direttiva 2014/24 dev' essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che limita al 30% la parte dell' appalto che l' offerente è autorizzato a subappaltare a terzi». Si evidenzia, per completezza, che il suddetto orientamento giuridico comunitario è stato, poi, successivamente riconfermato dalla sentenza C-402/18 del 27/11/2019, con cui la Cgue ha riaffermato nuovamente «la non conformità alla direttiva n. 2004/18/CE di una disciplina nazionale - nel caso di specie contenuta nell' art. 118 del Dlgs n. 163/2006 cosiddetto 'Vecchio Codice dei contratti pubblici' - nella parte in cui prevede il limite quantitativo del trenta per cento alle prestazioni subappaltabili, poiché quest' ultimo è ex se inidoneo al raggiungimento dello scopo di contrastare le infiltrazioni criminali nel sistema degli appalti pubblici».

La suprema Corte Europea, in particolare, ha evidenziato che «durante tutta la procedura, le amministrazioni aggiudicatrici devono rispettare i principi di aggiudicazione degli appalti di cui all' articolo 18 della direttiva 2014/24, tra i quali figurano, in particolare, i principi di parità di trattamento, di trasparenza e di proporzionalità»; alla luce di tali principi, la Cgue ha proseguito affermando che «la normativa nazionale di cui al procedimento principale vieta in modo generale e astratto il ricorso al subappalto che superi una percentuale fissa dell' appalto pubblico in parola, cosicché tale divieto si applica indipendentemente dal settore economico interessato dall' appalto di cui trattasi, dalla natura dei lavori o dall' identità dei subappaltatori». In buona sostanza, secondo i Giudici comunitari, un siffatto divieto generale (limite del 30% delle prestazioni subappaltabili) non lascerebbe alcuno spazio a una valutazione «caso per caso» da parte della stazione appaltante.

Conclusioni Alla luce di quanto sopra, dunque, i Giudici di prime cure hanno ritenuto, proprio in applicazione dei principi dettati dalla Cgue, che non possa più ritenersi applicabile a priori il limite del 30% al subappalto, ma che «debba comunque essere valutato in concreto se il ricorso al subappalto abbia effettivamente violato i principi di trasparenza, di concorrenza e di proporzionalità».

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 24/01/2020 – autore GIANLUIGI DELLE CAVE