L'errore materiale dell'offerta, rettifica d'ufficio solo se la svista è evidente

Tipologia
Notizia
Data
28/01/2020
Se l'offerente, nella redazione dell'offerta economica, è incorso in un errore materiale, il responsabile unico della stazione appaltante può rettificare d'ufficio il valore solo se è chiara, immediatamente e senza alcuno sforzo interpretativo, la volontà negoziale di chi partecipa alla gara. Qualora la correzione richieda comunque un chiarimento da parte dell'appaltatore, la rettifica non è possibile stante il divieto di utilizzare il soccorso istruttorio per correggere l'offerta economica. In questo senso si è espresso il Tar Toscana, Firenze, sezione I, con la sentenza n. 35/2020.
 
La vicenda
La ricorrente è stata esclusa dalla stazione appaltante per irregolarità dell'offerta presentata perché superiore alla base d'asta. Il provvedimento di esclusione è stato impugnato per preteso, illegittimo comportamento della stazione appaltante considerato che – a detta del censurante – la stessa avrebbe dovuto rendersi immediatamente conto che la proposta economica risultava espressa in modo scorretto per un mero errore materiale. In pratica, nella predisposizione dell'offerta, utilizzando il file excel messo a disposizione della stazione appaltante, «per un mero errore materiale il raggruppamento ricorrente» ha «inserito nella colonna denominata "prezzo unitario con sconto applicato" i valori corrispondenti al prezzo offerto complessivo per la determinata categoria di lavori in luogo della indicazione del singolo prezzo unitario». Questo errore, sempre secondo il ricorrente, «avrebbe rappresentato un mero errore materiale facilmente riconoscibile dalla stazione appaltante la quale non avrebbe, pertanto, dovuto escludere l'offerta ma correggerla in conformità della reale intenzione manifestata dalla impresa concorrente».
 
La riconoscibilità dell'errore
Il caso prospettato costituisce uno dei casi di maggior delicatezza innanzi al quale può trovarsi la commissione di gara o il responsabile unico durante lo svolgimento delle operazioni di assegnazione dell'appalto.
Il giudice, in relazione a queste problematiche, riconosce che gli errori materiali, finanche dell'offerta economica, possono essere rettificati d'ufficio ma solo qualora risultino riconoscibili ex ante. Ovvero, risultino evidenti e non esigano alcuno "sforzo" istruttorio/interpretativo da parte dei soggetti responsabili. Deve essere palese, in pratica, prosegue il giudice «sia il fatto che l'offerente è incorso in una svista, sia l'effettiva volontà negoziale che lo stesso ha inteso manifestare». Questa situazione non ricorre nel caso affrontato. Una svista riconoscibile «da sola» – si legge in sentenza – non può «valere a rendere ammissibile l'offerta perché, in tal caso, per comprenderne il contenuto, la stazione appaltante dovrebbe attivare l'istituto del soccorso istruttorio e chiedere chiarimenti all'impresa che la ha formulata». Questa prerogativa è assolutamente preclusa alla stazione appaltante che può attivare il soccorso istruttorio in relazione, soprattutto, alla documentazione amministrativa della gara ma non anche in relazione all'offerta e in particolare, si puntualizza, «non può essere attivato per sanare irregolarità anche formali della offerta economica». In questo senso è coerente anche l'orientamento della giurisprudenza che afferma costantemente che l'errore materiale della offerta deve essere tale da poter essere rettificato d'ufficio senza ausili esterni (fra le tante Tar Milano, IV, n. 1650/2018). Il tipo di errore in cui il ricorrente è incorso – inserimento di una somma complessiva piuttosto che di indicazioni specifiche – non è individuabile ex ante in quanto avrebbe richiesto all'amministrazione di verificare quale fosse la reale intenzione dell'offerente. La circostanza che nella casella dei «prezzi unitari fosse stata indicata una cifra abnormemente alta, infatti, non rendeva di per sé palese che tale cifra fosse il risultato della moltiplicazione del prezzo unitario (inespresso) per le quantità di lavorazioni indicate» e un chiarimento a posteriori – se richiesto – avrebbe reso l'agire illegittimo in violazione della par condicio tra competitori.

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 28/01/2020 – autore Stefano Usai


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