L'Anac non può annullare gli atti gara

Tipologia
Notizia
Data
06/11/2019

L' Autorità nazionale anticorruzione non è dotata di poteri di supremazia gerarchica nei confronti delle Amministrazioni aggiudicatrici, così da poter ipotizzare un potere di annullamento per vizi di legittimità dei provvedimenti da queste adottati in tema di affidamento di contratti pubblici. Lo stabilisce il Tar Lazio, Sezione I, con la sentenza n. 12074 /2019.

Il caso Giunge all' attenzione dell' Autorità nazionale anticorruzione un' operazione societaria con la quale una multiutility controllata da Enti locali ha acquistato il 51% del capitale sociale di un' altra mutliutility . Tale operazione è stata esposta all' attenzione dell' ìAnac che ha avviato un procedimento di verifica sulla legittimità della stessa, in particolare sulla legittimità della procedura per l' individuazione del nuovo socio privato. Il procedimento è esitato in una delibera con la quale l' Autorità ha ritenuto illegittima, e in contrasto con i principi comunitari e costituzionali, l'operazione societaria qualificandola come scelta di un partner privato mediante la vendita delle azioni rispetto alla quale era necessaria una 'procedura concorsuale, competitiva e comparativa'.

La decisione dell' Anac è stata impugnata dinanzi al Giudice amministrativo che, tuttavia, ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse. La sentenza del Tar Lazio ha stabilito che l' atto impugnato, con il quale l' Anac ha espresso delle valutazioni che possono eventualmente essere di impulso per l' esercizio da parte della stazione appaltante o di altre Autorità dei propri poteri, è privo di autonoma consistenza lesiva ed ha la medesima natura di un parere non vincolante.

La decisione Il Tar Lazio chiarisce che, in casi come quello affrontato in sentenza, l' Anac non reca alcuna statuizione di carattere costitutivo, in quanto non dispone l' annullamento o, comunque, la privazione degli effetti, di alcuno dei provvedimenti adottati dalla stazione appaltante, ovvero dei contratti in essere. Infatti, spiega il Giudice amministrativo, l'Autorità non può adottare atti che manifestino la volontà in grado di incidere sulla sfera giuridica del destinatario. Potendo soltanto rappresentare un giudizio, che può eventualmente essere accompagnato dall' invito alla stazione appaltante ad esercitare i propri poteri di autotutela (si veda anche Tar Lazio, Sezione I, 21 febbraio 2012, n. 1730).

La circostanza che l' Anac possa anche disporre la trasmissione dell' atto in questione alle Autorità competenti ad accertare eventuali profili di rilevanza di danno erariale dalle condotte oggetto di giudizio costituisce uno strumento volto a dare effettività all' esercizio dei poteri di vigilanza spettanti all' Autorità, ma non determina alcuna immediata conseguenza negativa, giuridicamente apprezzabile, nei confronti dei soggetti vigilati. Il Giudice amministrativo nel caso di specie si rifà al precedente orientamento formatosi in giurisprudenza a proposito dei poteri di vigilanza attribuiti all' Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici.

Tale orientamento stabiliva, appunto, che l' Autorità di vigilanza ha il compito di assicurare il corretto esercizio della funzione pubblica in materia di lavori pubblici e non già quello, più specifico di verificare che l' attività posta in essere dalle stazioni appaltanti sia coerente e rispettosa della disciplina positiva stabilita dal legislatore (si veda Consiglio di Stato, Sezione VI, 12 settembre 2006 n. 5317).

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 06/11/2019 – autore GIOVANNI F. NICODEMO


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