È un illecito professionale violare la concorrenza

Tipologia
Notizia
Data
11/12/2020

L'illecito anticoncorrenziale sanzionato dall'Antitrust costituisce grave illecito professionale e va dichiarato in sede di gara. Lo ha affermato il Consiglio di Stato, sezione sesta, con la sentenza del 4 dicembre 2020, n. 7685. In una gara era accaduto che due concorrenti avessero reso una dichiarazione nella quale avevano attestato di aver subito l'irrogazione da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) di un «provvedimento» qualificato «irrilevante» ai fini della procedura di gara, ai sensi delle linee guida Anac n. 6. Si trattava di due sanzioni pecuniarie per violazione delle norme in materia di concorrenza di circa 32 milioni di euro a carico di omissis e di circa 4 milioni di euro.

I giudici al riguardo hanno precisato che, come confermato anche dalla giurisprudenza della Corte di giustizia Ue, gli illeciti anticoncorrenziali possono costituire «gravi illeciti professionali» rilevanti ai fini dell'eventuale esclusione del concorrente dalla gara. Pertanto, il concorrente che sia incorso in una sanzione per illecito anticoncorrenziale è tenuto a dichiararlo nella procedura di gara al fine di consentire alla stazione appaltante di operare le valutazioni di competenza in ordine alla sua integrità ed affidabilità. Non appare risolutivo, hanno precisato i giudici di Palazzo Spada, il fatto che gli illeciti fossero risalenti ad oltre tre anni prima, non dovendosi tenere conto della loro impugnazione giudiziale, posto che il giudizio circa la relativa rilevanza deve essere semmai demandato all'amministrazione in coerenza con quanto innanzi esposto ed in conformità alla giurisprudenza alla quale si intende aderire. In ogni caso, in ordine al significato del concetto di «definitività» della sanzione irrogata dall'Agcm, la giurisprudenza del Consiglio di Stato aveva ritenuto che tale connotato vada inteso «o quale inoppugnabilità del provvedimento dell'Agcm perché non contestato; ovvero, laddove invece contestato in giudizio, dalla sua conferma in giudizio». Né possono avere rilievo le misure di cosiddetto self cleaning adottate da entrambe in epoca successiva alle sanzioni Antitrust, dal momento che dall'esame degli atti di gara si evince chiaramente che la stazione appaltante non ha valutato affatto tale profilo.

A cura di Italia Oggi numero 292 pag.37 del 11/12/2020

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