Illeciti professionali gravi non escludono dalle gare

Tipologia
Notizia
Data
26/06/2020

L'esclusione per grave illecito professionale per la mancata dichiarazione di una interdittiva della durata minima e risalente a diversi anni addietro, non legittima il provvedimento. E' quanto ha precisato l'Autorità nazionale anticorruzione con la delibera del 9 giugno 2020 n. 464 nella quale affronta il tema delle dichiarazioni rilevanti ai fini dell'illecito professionale, ai fini dell'esclusione dalla gara. 

Era accaduto che un'impresa partecipante ad una gara di appalto di lavori di riparazione e miglioramento antisismico era stata oggetto di un provvedimento di esclusione adottato con la motivazione che l'operatore economico aveva omesso di indicare la comunicazione del provvedimento d'interdizione a contrarre con la pubblica amministrazione. L'interdittiva in realtà non era più attuale, con la conseguenza che la ragione dell'esclusione era stata ascritta alla omessa informazione dovuta ai fini del corretto svolgimento della procedura di selezione e quindi alla fattispecie di cui all'ultimo inciso di cui alla lettera c-bis) del comma 5 dell'articolo 80 del codice dei contratti pubblici. In particolare, il provvedimento interdittivo risalente al 2014 era stato determinato in ragione di un provvedimento di sospensione dei lavori per quattro giorni, con interdizione a contrarre con le pubbliche amministrazioni e a partecipare a gare pubbliche per la stessa durata di quattro giorni.

L'interdittiva era stata comunicata ai fini del suo inserimento nel casellario informatico all'Anac e subito dopo perdeva efficacia. La disciplina rilevante per la soluzione della questione fa riferimento alla norma del codice appalti (l'art. 80, comma 5, lettera c-bis) che richiama l'onere del concorrente di dichiarare quanto necessario ai fini del corretto svolgimento della procedura e all'art. 80, comma 10-bis dove si dispone che «nei casi di cui al comma 5, la durata della esclusione è pari a tre anni, decorrenti dalla data di adozione del provvedimento amministrativo di esclusione». 

L'Anac ha chiarito che l'art. 80, comma 5, lett. c-bis), del Codice «deve trovare applicazione secondo un criterio di interpretazione sistematica delle norme, e secondo principi di ragionevolezza e proporzionalità, al fine di non pregiudicare ingiustificatamente la partecipazione dei concorrenti alla procedura». Se così è va tenuto conto che», si legge nella delibera, «la mancata dichiarazione sul provvedimento interdittivo non avrebbe pregiudicato il corretto svolgimento della procedura, tenuto conto anche delle indicazioni fornite dall'Anac (linee guida n. 6, al punto 2.1.2.3) ove è precisato che l' «omettere le informazioni dovute ai fini del corretto svolgimento delle procedure di selezione» deve tradursi in un comportamento tale da «ingenerare, nell'amministrazione, il convincimento erroneo su una circostanza rilevante ai fini della partecipazione o dell'attribuzione del punteggio». Nel caso specifico, ciò non avrebbe potuto configurarsi visto che il provvedimento oltre ad essere inefficace, risulta risalente a sei anni prima, non potendo giustificare alcuna esclusione.

L'Anac ha concluso nel senso che l'esclusione del concorrente è in violazione dei principi di proporzionalità, ragionevolezza e del principio del favor partecipationis.

A cura di Italia Oggi pag.40 del 26/06/2020

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