Il fisso all'avvocato mette k.o. l'appalto

Tipologia
Notizia
Data
17/08/2020

Addio appalto perché il comune vuol pagare l' avvocato con un fisso al di là del numero di cause. Lex specialis contraria all' equo compenso. Discriminatoria la clausola con cui si escludono i legali che mai hanno difeso enti pubblici. No al punteggio in base alle vittorie: obbligazione non di risultato

Revocato Il comune si rimangia il provvedimento con cui ha aperto la procedura per l' affidamento dei servizi legali. E ciò perché la lex specialis è contraria all' equo compenso, che risulta previsto in misura fissa per gli avvocati al di là del numero dei contenziosi. Il bando si rivela perfino «discriminatorio» laddove esclude i professionisti che mai hanno difeso in giudizio enti pubblici: ben potrebbero aver comunque accumulato l' esperienza necessaria. Gli avvocati che hanno impugnato l' avviso, il disciplinare e il capitolato ottengono che la procedura sia riconosciuta come illegittima ai fini del pagamento delle spese di giudizio. È quanto emerge dalla sentenza 1084/20, pubblicata dalla prima sezione del Tar Lombardia.

Bando generico Va dichiarata cessata la materia del contendere perché il comune ha revocato il provvedimento sospeso dai giudici in sede cautelare. Ma a carico dell' amministrazione si configura in ogni caso la soccombenza virtuale: anche i professionisti che hanno difeso soltanto parti private nei giudizi amministrativi possono essere in grado di patrocinare gli enti pubblici davanti a Tar e Consiglio di stato. Né si può prevedere una graduatoria che assegni un punteggio preferenziale ai partecipanti che hanno ottenuto più vittorie nelle cause: l' obbligazione dei professionisti non è di risultato. Troppo indeterminate ed eterogenee, infine, le prestazioni richieste: il bando oltremodo generico impedisce agli avvocati che si candidano all' affidamento di formulare offerte ponderate.

A cura di ItaliaOggi del 15.08.2020 - autore DARIO FERRARA

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