E-procurement, nessun contributo spese è dovuto

Tipologia
Notizia
Data
11/10/2019

Richiedere all' aggiudicatario di una procedura di gara una gara telematica (e-procurement) un contributo per l' utilizzo di una piattaforma digitale, oltre a non essere previsto dalla normativa vigente, può essere causa di indebito arricchimento sul piano civilistico. Lo ha affermato l' Autorità nazionale anticorruzione (Anac) con la delibera n. 780 del 4 settembre 2019, a valle di una indagine effettuata sull' attività contrattuale svolta da Asmel, la centrale di committenza operativa in regione Campania che ha messo a disposizione dei comuni locali una piattaforma di e-procurement. Era stata posta la questione della legittimità del contributo a carico degli aggiudicatari delle gare (pari all' 1,5% del valore del contratto, importo che doveva poi essere ridotto all' 1% e poi azzerato).

L' Anac, dopo avere premesso che la parziale riduzione dell' ammontare «dell' illegittimo contributo posto in capo all' aggiudicatario» non poteva sanare l' illegittimità della previsione, aveva richiesto ad Asmel (che si era impegnata in tal senso) di rendere gratuito l' utilizzo della piattaforma. Effettuata però una analisi delle procedure di gara emesse da comuni che avevano utilizzato la piattaforma Asmel era emerso che la clausola contemplante l' obbligo in capo all' aggiudicatario di pagamento del 1% forfettario dei costi della gara «continuava a persistere».

L' Autorità ha messo in evidenza che, anche ammettendo che tale anomalia fosse il frutto della negligenza di alcuni comuni associati, la pretesa del contributo «in assenza di espressa previsione di legge, nazionale o regionale, non può in alcun caso giustificarsi, sia pure se finalizzata a fornire alla stazione appaltante un rimborso, anche in via forfettaria, delle spese di gestione». L' Autorità ha aggiunto che, anche ammettendo che la responsabilità di tali addebiti sia da attribuire ai comuni consorziati, «dovrebbe essere la stessa associazione a vigilare affinché i bandi di gara dei propri associati siano conformi al dettato normativo che non prevede, in maniera assoluta, tale modalità di attribuzione delle spese di gara a carico dell' aggiudicatario».

Dal punto di vista dell' entità del contributo, definito in misura fissa rispetto all' importo a base di gara, esso, ha detto l' Anac, «risulta oggettivamente irrazionale e incongruo», in quanto non coerente con l' obiettivo di recuperare i costi sostenuti per l' utilizzo della piattaforma telematica. Non esiste quindi uno stretto legame fra attività prestata e entità del contributo, fortemente variabile non in relazione alle attività rese (tendenzialmente uguali) bensì al solo valore dell' appalto. In sostanza verrebbe snaturato il fine di mero «rimborso dei costi sostenuti».

L' Autorità ha concluso nel senso di ritenere l' onere contributivo privo di giustificazione causale; non solo: si aggiunge che in assenza di un' espressa previsione normativa potrebbe configurarsi sul piano civilistico anche un «indebito arricchimento». Infine, ha detto l' Anac, l' obbligo di corresponsione di un contributo, percepito come illegittimo dagli stessi operatori economici, rischierebbe di ingenerare anche un effetto anticoncorrenziale dato dal possibile rifiuto dell' aggiudicatario a corrisponderne l' importo.

A cura di Italia Oggi pag. 39 del 11/10/2019


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