Appalto e somministrazione, doppio percorso per la diffida

Tipologia
Notizia
Data
11/01/2021

Doppia diffida accertativa nei contratti di appalto e in quelli di somministrazione di lavoro: la prima a carico del datore di lavoro, la seconda a carico dell'utilizzatore finale delle prestazioni di lavoro (il committente). Doppio provvedimento perché gli importi possono essere diversi e perché la responsabilità solidale (tra datore di lavoro e committente) è limitata nel caso degli appalti e piena nel caso di somministrazione di lavoro. A precisarlo, tra l'altro, è l'ispettorato nazionale del lavoro (Inl) con la nota prot. 1107/2020, chiarendo alcuni aspetti operativi del provvedimento che gli ispettori possono adottare per facilitare la soddisfazione dei crediti di lavoro ai lavoratori (paghe, indennità ecc.).

 

La nuova diffida accertativa. La «diffida accertativa per crediti patrimoniali» ha lo scopo di mirare a facilitare la soddisfazione dei crediti di lavoro dei lavoratori. Con essa, in pratica, qualora nel corso della vigilanza emergano inosservanze da cui derivano crediti di natura patrimoniale a favore dei lavoratori, l'ispettore intima al datore di lavoro di corrispondere quanto accertato.

La legge n. 120/2020, in vigore dal 15 settembre 2020, ha riformato la disciplina con nuove regole che si applicano alle diffide notificate a partire da tale data, mentre alle diffide notificate prima trova applicazione la previgente disciplina, anche per quanto riguarda in particolare i ricorsi (da presentare al «Comitato per i rapporti di lavoro» e non al direttore dell'Itl).

 

Campo applicativo più esteso. La prima novità sta nell'estensione della platea di destinatari. Fino al 14 settembre, l'ispettore poteva adottare la diffida la solo nei confronti dei datori di lavoro omissivi. Dal 15 settembre «trova applicazione anche nei confronti dei soggetti che utilizzano le prestazioni di lavoro, da ritenersi solidalmente responsabili dei crediti accertati». Secondo l'Inl, ciò comporta che, negli appalti o nelle somministrazioni di manodopera, la diffida avrà sempre come destinatari sia il datore di lavoro sia il responsabile in solido, cui il lavoratore può rivolgersi, indifferentemente, per dare esecuzione al titolo esecutivo. La notifica della diffida anche in capo al responsabile in solido resta ferma anche in tutte le ipotesi in cui sia in corso un accertamento in ordine alla liceità o meno della fattispecie di esternalizzazione, accertamento che non può «interferire» con il provvedimento di diffida se non in merito a profili concernenti l'effettiva quantificazione dei crediti del lavoratore.

 

Destinatari, obbligati solidali e filiera appalti. Riguardo ai casi in cui, oltre al datore di lavoro, siano presenti anche uno o più obbligati (cioè nelle ipotesi di appalto), l'Inl ricorda, prima di tutto, che, con circolare n. 5/2011, il ministero del lavoro ha chiesto di «comunicare» la diffida accertativa a tutti i responsabili in solido (ossia a committente, appaltatore e subappaltatore), perché la tempestiva comunicazione del debito, nel contesto normativo previgente, risultava funzionale all'attivazione di meccanismi di autotutela a disposizione dell'obbligato solidale (esempi: blocco pagamenti relativi ai lavori eseguiti).

Tale orientamento è stato confermato con nota n. 13325/2014, che ha evidenziato come tale comunicazione fosse finalizzata a «notiziare gli eventuali responsabili in solido delle conseguenze pregiudizievoli, in termini di eventuale chiamate in solidarietà per mezzo di atti successivi, che sarebbero potute derivare loro dall'adozione di siffatti provvedimenti». Pertanto, precisa adesso l'Inl, la possibilità di adottare un provvedimento «coercitivo» nei confronti del responsabile solidale è una novità introdotta dalla citata legge n. 120/2020; tuttavia, la nuova formulazione della norma (che è l'art. 12 del dlgs n. 124/2004), nel consentire l'adozione della diffida anche «nei confronti dei soggetti che utilizzano le prestazioni di lavoro, da ritenersi solidalmente responsabili dei crediti accertati», limita gli effetti coercitivi al solo soggetto che «direttamente» utilizza la prestazione lavorativa, con la conseguenza di escludere da tale coinvolgimento tutti gli altri soggetti responsabili solidali ai sensi dell'art. 29, comma 2, del dlgs n. 276/2003 (la norma che detta, appunto, la disciplina sulla «responsabilità solidale») interessati nella filiera dell'appalto. Per l'Inl, nonostante ciò, rimane salva la possibilità di dare comunicazione del debito accertato a tutti gli ulteriori soggetti coinvolti nella filiera, una volta che la diffida abbia acquistato natura di titolo esecutivo.

 

Limiti del regime di solidarietà. Ai fini dell'emanazione della diffida nei confronti dell'utilizzatore/obbligato solidale, aggiunge l'Inl, si deve tener conto dei limiti di operatività del regime di solidarietà (ex art. 29 citato), il che vuole dire che:

 

 

  • i trattamenti retributivi dovuti sono individuati in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto;

     

  • va tenuto conto del termine decadenziale di due anni dalla cessazione dell'appalto per esigere i crediti nei confronti del responsabile solidale;

     

  • il regime di solidarietà non trova applicazione in relazione al committente persona fisica che non esercita attività di impresa o professionale

    Relativamente al primo aspetto, pertanto, la diffida nei confronti dell'obbligato solidale può avere a oggetto esclusivamente i crediti maturati nel periodo di esecuzione dell'appalto e in relazione allo stesso. Pertanto, appare possibile che la diffida notificata al datore di lavoro contempli importi diversi da quelli oggetto della diffida notificata al responsabile solidale in qualità di utilizzatore finale, atteso che il vincolo di solidarietà è limitato solo alle retribuzioni maturate in ragione dell'appalto.

    Per quanto concerne il termine decadenziale di due anni dalla fine dell'appalto, inoltre, l'Inl fa notare che una diffida emanata successivamente sarebbe «inutiliter data» e in contrasto con la normativa, perché il credito perderebbe, per effetto dello spirare del termine, il requisito della esigibilità. Tali limiti, riguardando esclusivamente le ipotesi di appalto, non trovano applicazione nei casi di somministrazione. Infine, l'Inl precisa che non è possibile adottare la diffida nei confronti di utilizzatori persone fisiche che non esercitano attività di impresa o professionale.

     

    Pluralità di soggetti utilizzatori. In caso di pluralità di soggetti utilizzatori, che si siano succeduti nel tempo o siano contestuali (si pensi, ad esempio, agli appalti di pulizie), l'Inl spiega che si deve avere cura di definire con esattezza il periodo di riferimento di ciascun appalto. In caso di utilizzatori contestuali, infine, l'ammontare complessivo del credito maturato nel periodo di esecuzione va riproporzionato in base al numero di ore d'impegno del lavoratore nei rispettivi appalti. Qualora ciò dovesse risultare impossibile, difettando i requisiti di liquidità e certezza del credito nei confronti del committente, la diffida andrà adottata nei confronti del solo datore di lavoro.

     

    I rimedi contro la diffida. Ricevuta notifica della diffida, il datore di lavoro può promuovere, entro 30 giorni, un tentativo di conciliazione presso l'Itl.

    Secondo l'Inl, anche se la norma si rivolge al «datore di lavoro», la facoltà di conciliare spetta pure all'obbligato solidale. Se c'è accordo la diffida decade.

    Se passa inutilmente il termine (30 giorni) e/o se l'accordo non è raggiunto, la diffida acquista efficacia di titolo esecutivo previa adozione di decreto da parte del direttore dell'Itl. Qui cominciano le altre novità. Dal 15 settembre, entro 30 giorni, in alternativa al tentativo di conciliazione, il datore di lavoro può fare ricorso al direttore dell'ufficio territoriale dell'ispettorato del lavoro (Itl) che, notificato anche al lavoratore, sospende l'esecutività della diffida per 60 giorni entro cui il ricorso va deciso. Pertanto, il ricorso non va più presentato ai «Comitati per i rapporti di lavoro», ma all'Itl.

    Il termine di decisione è ridotto di un mese (da 90 a 60 giorni) e, cosa più rilevante, non è più necessario il decreto del direttore dell'Itl per conferire esecutività alla diffida che l'acquisisce automaticamente. Inoltre, benché la norma rimetta la possibilità di conciliare al «datore di lavoro» l'Inl ha ritenuto che, nelle ipotesi di esternalizzazioni, la facoltà vada estesa anche all'obbligato solidale.

    In tal caso, l'Inl ritiene opportuno convocare per il tentativo di conciliazione (conciliazione monocratica) anche il soggetto obbligato che non ne abbia fatto formalmente istanza, alfine di consentirgli di partecipare e di siglare l'eventuale accordo che, in tal modo, dispiegherà effetti nei confronti di tutte le parti.

A cura di Italia Oggi Sette numero 007 pag.14 del 11/01/2021

 

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