Diritti di rogito non esigibili per gare interamente svolte su piattaforma informatica

Tipologia
Notizia
Data
03/12/2019

Per i contratti sugli acquisti di beni o servizi degli enti locali, nel caso in cui beni o servizi da acquistare risultino disponibili mediante strumenti informatici di acquisto, è consentito non riscuotere i diritti di rogito (articolo 13 del Dl 52/2012). A chiarire la portata delle disposizioni è la Corte dei conti dell' Emilia Romagna con il parere n. 68/2019 . In particolare, viene affermato che la disposizione ha determinato la non esigibilità dei diritti, diversamente obbligatori, in presenza di una specifica fattispecie, nella ragionevole prospettiva di una sostanziale compensazione (di questa minore entrata) con i risparmi di spesa connessi all' utilizzo degli strumenti elettronici per lo svolgimento degli acquisti. Preliminarmente, la pronuncia ha ricordato che la disciplina generale sulla forma dei contratti pubblici è ancora quella contenuta nel Rd 2440/1923, il quale prescrive il requisito della forma scritta a substantiam per tutti i contratti stipulati dalla pubblica amministrazione, anche quando essa agisca come un soggetto privato. Naturalmente, si tratta di una regola generale che ha trovato, nell' ordinamento, alcune previsioni speciali, come l' articolo 32 del Dlgs 50/2016, appunto applicabile esclusivamente solo alla materia regolata dal Codice degli appalti. L' esenzione Con specifico riferimento all' esenzione per l' utilizzo degli strumenti informatici di acquisto, invece, è opportunamente ricordato che l' esenzione dal pagamento dei diritti di segreteria è stata prevista quale effetto della modalità prescelta per svolgere l' acquisto, con la conseguenza che essa è destinata a operare nei soli casi nei quali l' intera procedura, dall' ordine al contratto avvenga e si concluda in forma elettronica. Nella medesima direzione spingono, secondo la Corte dei conti, anche considerazioni di carattere finanziario, in relazione ai minori introiti per le casse comunali derivanti dall' esclusione dei diritti di segreteria per i contratti stipulati in forma pubblica amministrativa, che impongono un' interpretazione non estensiva delle fattispecie di esenzione. Ciò a maggior ragione alla luce della previsione, contenuta nel Dl 90/2014, che ha riformulato in termini riduttivi la disciplina della corresponsione dei diritti di rogito ai segretari comunali, stabilendo che il provento annuale dei diritti di segreteria è attribuito integralmente al Comune o alla Provincia, salvo reintrodurre, a specifiche condizioni, un compenso, ma solo per alcune tipologie di segretari. Di conseguenza, la vera portata innovativa della disposizione consiste nell' aver legittimato, in presenza di un procedimento di gara interamente svolto su piattaforme informatiche e attraverso strumenti di acquisto informatici, la non esigibilità dei diritti, diversamente obbligatori, e precedentemente superabili solo attraverso la responsabile e motivata scelta delle parti di non avvalersi della forma pubblica amministrativa. La natura di entrata La magistratura contabile, invece, non ha ritenuto di condividere la prospettazione del Comune istante secondo la quale i diritti di rogito non corrisponderebbero a una reale entrata per l' ente locale, in quanto al mancato incasso dei diritti di rogito corrisponderebbe (per l' ente) un prezzo proporzionalmente inferiore, assumendo la valutazione complessiva effettuata dall' operatore economico. Se è pur vero che la parte privata tiene certamente conto anche di questa spesa nella formulazione della proposta è altrettanto vero che sono difficilmente individuabili regole generali applicabili in ogni fattispecie, con la conseguenza che non può (in forza di questa considerazione) ritenersi dimostrata la sostanziale neutralità sul piano finanziario dei diritti di rogito.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 03 Dicembre 2019 - autore Marco Rossi


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