«Sì» al differimento dei termini se cambiano le condizioni di partecipazione alla gara

Tipologia
Notizia
Data
15/04/2020

Il differimento dei termini di presentazione della domanda di partecipazione alla gara è legittimo se interviene una modifica sostanziale delle condizioni di partecipazione alla competizione non anche in presenza di mere informazioni supplementari tese a massimizzare la partecipazione. È questo l' approdo a cui giunge il Consiglio di Stato con la sentenza n. 2183/2020 Il giudice di Palazzo Spada, ha affrontato una serie di doglianze afferenti l' affidamento di un appalto per la gestione «di assistenza domiciliare e fornitura e consegna pasti a domicilio» di particolare interesse pratico. In primo luogo, le problematiche determinate dalla partecipazione all' appalto di un Rti «verticale» senza che la stazione appaltante avesse esplicitato la «scomposizione» delle prestazioni, quindi, la questione del differimento della scadenza del termine di presentazione delle domande, preteso dal ricorrente e non concesso dalla stazione appaltante, per le modifiche apportate alla legge di gara. La partecipazione delle Rti In relazione alla prima questione posta dalla partecipazione alla gara di un Rti verticale, il giudice ha ricordato che l' alternativa tra «raggruppamento di tipo verticale» e «raggruppamento di tipo orizzontale» postula la distinzione (a opera del Rup della stazione appaltante) tra prestazione principali e prestazioni secondarie. E in questo senso l' articolo 48 del codice dei contratti precisa che nel caso di Rti verticale, «il mandatario esegue le prestazioni di servizi o di forniture indicati come principali anche in termini economici, i mandanti quelle indicate come secondarie» e nel secondo caso, Rti orizzontale, «gli operatori economici eseguono il medesimo tipo di prestazione». Ne discende che «la possibilità di dar vita a raggruppamenti di tipo verticale sussiste solo laddove la stazione appaltante abbia preventivamente individuato negli atti di gara le prestazioni principali e quelle secondarie, non potendo il concorrente provvedere di sua iniziativa alla scomposizione del contenuto della prestazione, distinguendo tra quelle principali e quelle secondarie» (Consiglio di Stato n. 6459/2019). Al di fuori di questo «schema» si deve semplecemente prendere atto di una ripartizione interna «tra i concorrenti raggruppati, della esecuzione della prestazione unitariamente considerata» la cui censura non è condivisibile. Il differimento del termini L' appellante ha contestato altresì il mancato differimento dei termini di presentazione della domanda di gara e quindi la violazione dell' articolo 79 del Codice. Secondo la censura il Rup avrebbe operato una modifica della legge di gara, intervenuta in pendenza dei termini per la presentazione delle offerte e relativa alla prefigurazione dei criteri di valutazione (in particolare il criterio qualitativo A, sub-criterio A1, «Modelli metodologici, analisi del bisogno e presa in carico, pianificazione dell' intervento e modulistica utilizzata, modalità di coordinamento e di supervisione delle attività». Trattandosi di modifica sostanziale ciò avrebbe imposto «un adeguato differimento dei termini per la presentazione delle domande di partecipazione, in luogo dei pochi giorni concessi dalla stazione appaltante». Differimento adeguato non concesso dalla stazione appaltante. Anche questa tesi non viene condivisa dal giudice. L' articolo 79 legittima, infatti, il differimento dei termini solamente in presenza di modifiche sostanziali (e/o informazioni supplementari) della legge di gara. La norma, però, non esprime una regola «rigida e automatica» nel senso che «la postergazione delle scadenze non è necessaria in presenza di informazioni o modifiche non significative». Nel caso di specie non si è trattato di una modifica incisiva ma semplicemente della precisazione di una prospettiva tesa «alla massimizzazione delle chances di aggiudicazione» pertanto il differimento della scadenza «di dieci giorni» è risultata, «in difetto di contrari elementi di giudizio, congruo e proporzionato, mentre non si giustifica la pretesa alla integrale riapertura dei termini della competizione, articolo 60 del Codice». Del resto, ha concluso il giudice, a fronte del termine ordinario di 35 giorni, il riconoscimento di un termine residuale di 23 giorni, «pari al 65 per cento del complessivo termine a disposizione (essendo stata la proroga disposta quando ancora mancavano per la presentazione delle offerte 13 giorni) è più che giustificato, non trattandosi di riformulare integralmente l' offerta in elaborazione, ma - al più e solo eventualmente - di rettificarne i dettagli».

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 15/04/2020 – autore STEFANO USAI

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