Su ritenute e appalti per le aziende labirinto di regole ed eccezioni

Tipologia
Notizia
Data
16/04/2020

No alla proroga secca. E, al suo posto, un labirinto di regole che rischia di rendere la vita delle imprese parecchio difficile. Il sistema di controlli sui versamenti delle ritenute degli appaltatori da parte dei committenti, disegnato dall' articolo 4 del decreto fiscale (Dl 124/2019), nell' ultimo mese si è ulteriormente complicato. Anziché rinviare tutto, causa emergenza, al 2021 - scelta che sarebbe stata più lineare - il Governo ha preferito procedere attraverso singoli interventi di rammendo, partiti con il Cura Italia (Dl 18/2020), passati dalla circolare 8/E delle Entrate e approdati al Dl 23/2020. Ne viene fuori un quadro che per le imprese committenti e appaltatrici sarà difficile da interpretare.

Il primo caso Le situazioni che si profilano sono almeno tre. Quella più lineare riguarda le imprese che avevano già ottenuto un Durf - il documento unico di regolarità fiscale, emesso dall' agenzia delle Entrate, che consente di dribblare le verifiche - prima delle restrizioni di queste settimane. Potranno stare tranquille fino a giugno (così come i loro committenti), perché il certificato ha validità per quattro mesi dalla data del rilascio. I primi certificati di affidabilità fiscale sono stati emessi nella seconda settimana di febbraio, ma il decreto liquidità (all' articolo 23) estende comunque la loro validità fino al 30 giugno, coprendo per tutti le ritenute operate a maggio. Insomma, per queste imprese il problema si riproporrà a luglio.

Il secondo scenario Più problemi si profilano per le imprese che non hanno un certificato tra le mani. La loro unica scappatoia è rientrare in uno dei casi di esclusione dai versamenti delle ritenute indicati dagli ultimi decreti. Per effetto del Dl cura Italia, allora, potrebbero avere beneficiato per i versamenti da fare a marzo (ritenute di febbraio) della sospensione dei versamenti per via dell' attività svolta, per via della sede in uno degli 11 Comuni della prima zona rossa o per via dell' ammontare dei ricavi 2019 non superiore ai 2 milioni di euro. Per i mesi successivi (aprile e maggio) questi criteri cambiano: la sospensione dai versamenti sarà legata al decremento del fatturato del mese precedente rispetto allo stesso mese dell' anno scorso, tra l' altro con un' incidenza differente a seconda che i ricavi 2019 siano sopra o sotto i 50 milioni. Mentre c' è la sospensione secca per le partite Iva aperte dopo il 31 marzo 2019. Il risultato di questi complicati incroci è che alcune imprese potrebbero avere beneficiato del blocco a marzo, ma non ad aprile e maggio, o viceversa. Diventa, allora, vitale per il committente ricevere nuove informazioni sui suoi appaltatori e subappaltatori, come la sede di attività o il fatturato: si dovrà, cioè, conoscere la presenza di eventuali motivi di sospensione dei versamenti. Solo in quel caso potrà disapplicare il meccanismo di verifica previsto dal decreto fiscale.

Il terzo scenario La situazione peggiore, a conti fatti, è sicuramente quella delle imprese appaltatrici che siano prive del documento unico di regolarità fiscale e che, allo stesso tempo, non rientrino in nessuno dei casi di sospensione previsti dalla legge. Per loro e per i loro committenti, il meccanismo di verifiche è pienamente attivo, nonostante gli interventi del Governo. Ed è difficile pensare all' ottenimento del Durf in questi giorni, viste le difficoltà che stanno incontrando gli uffici locali dell' agenzia delle Entrate. Concretamente, per queste imprese i cinque giorni lavorativi, a partire dal 16 marzo, previsti dal decreto fiscale per inviare ai committenti copia delle deleghe di versamento delle ritenute relative a febbraio, sono già scaduti. Per le ritenute da versare ad aprile (quelle operate in marzo) il termine scadrà inesorabilmente il 21 aprile. E così via, mese dopo mese. Con lo spettro, sempre più concreto, di vedersi bloccare i pagamenti in caso di ritardo nelle comunicazioni o di versamenti ritardati per carenza di liquidità, talvolta causata proprio dallo stop ai pagamenti da parte di qualche altro committente. Anche perché va considerato un altro aspetto: dal 30 aprile viene meno l' ombrello costituito dalla moratoria sulle sanzioni. L' agenzia delle Entrate l' aveva avviata a inizio anno, ma adesso quello scudo ha i giorni contati.

A cura di Il Sole 24 Ore pag.11 del 16/04/2020 – autore Giuseppe Latour

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