Contratti a esecuzione periodica o continua, revisione dei prezzi solo in caso di proroga

Tipologia
Notizia
Data
19/12/2019

Negli appalti pubblici, la clausola di revisione prezzi può essere applicata nei contratti a esecuzione periodica o continua solo se c' è una proroga e non in caso di rinnovo del rapporto tra le parti negoziali susseguito all' originario affidamento. Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 8219/2019 , ha confermato l' orientamento giurisprudenziale consolidato della inapplicabilità del meccanismo della revisione prezzi in presenza di attività qualificata come nuova negoziazione. Il fatto Un operatore economico ha presentato ricorso al giudice di prime cure per vedersi riconosciuto il diritto alla corresponsione di somme spettanti a seguito della rinegoziazione dei prezzi del contratto originariamente sottoscritto. Il Tar ha respinto la domanda, individuando i successivi rapporti contrattuali intervenuti tra le parti in termini di rinnovo e non di proroga. La ditta appaltante ha presentato appello al Consiglio di Stato, che ha ribaltato la pronuncia di primo grado. Obiettivo dell' istituto della revisione è di salvaguardare l' esigenza di tutela e di conservazione dell' originario equilibrio sinallagmatico del contratto, che potrebbe risultare alterato per la sopravvenienza di fattori imprevisti e imprevedibili, impedendo che le prestazioni di beni e servizi alla pubblica amministrazione siano esposte al rischio di una diminuzione qualitativa, per l' eccessiva onerosità sopravvenuta delle stesse e la conseguente incapacità del fornitore di farvi fronte. La decisione Il collegio ha ribadito che, in ipotesi di rinegoziazione con lo stesso soggetto, il diritto alla revisione non può configurarsi, in quanto la volontà di procedere al rinnovo del contratto, anche se agli stessi patti e condizioni del precedente, genera nuovi e autonomi rapporti giuridici, in discontinuità con l' originario, per cui l' impresa, che ha beneficiato di una disposizione speciale, non può poi anche invocare il diritto alla revisione del compenso già concordato. Il privato contraente sopporta le conseguenze delle scelte imprenditoriali operate nel momento in cui ha accettato la proposta di rinnovo, con l' integrale conferma delle precedenti condizioni, a dimostrazione della persistente, reciproca convenienza dell' assetto originario degli interessi delle parti, privando di fondamento logico il meccanismo della revisione. Diversa è la proroga, prevista ab origine negli atti di gara e oggetto di consenso «a monte», che si configura esclusivamente come differimento del termine di scadenza finale del rapporto, regolato, per tutto il resto, dall' atto originario. In questo caso, la clausola di revisione periodica del prezzo comporta il diritto alla rinegoziazione del compenso originariamente pattuito, previa dimostrazione della sopravvenienza di fattori imprevedibili e determinanti uno squilibrio delle reciproche posizioni economiche. Al termine della disamina i giudici di Palazzo Spada hanno confermato che dall' analisi della documentazione non è risultata alcuna attività qualificabile in termini di «nuova negoziazione». Se è vero che per identificare la tipologia contrattuale non rileva il nomen iuris formalmente attribuito dalle parti, tuttavia il fatto che la stazione appaltante abbia definito quali proroghe i successivi atti confermativi del rapporto contrattuale originario costituisce un indizio non indifferente, che non è stato smentito sul piano sostanziale, in quanto le proroghe negoziali «avvenivano alle medesime condizioni sia di prestazione che di costi, con ciò trovando piena conferma l' assenza di una specifica negoziazione».

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 19.12.2019 - autore STEFANIA SORRENTINO


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