Arbitrati contro le anomalie sui contratti pubblici

Tipologia
Notizia
Data
27/11/2019

Anche la pubblica amministrazione è coinvolta nei modi alternativi di risoluzione delle controversie, in particolare nella gestione del contratti pubblici. Su impulso di matrice comunitaria (articolo 81 Tfue: Trattato sul funzionamento dell' Unione europea) sono previsti arbitrati e procedure che tendono ad eliminare contrasti, sia su procedure di gara, sia su lavori in corso di esecuzione. I contrasti tra imprese e pubbliche amministrazioni per appalti di opere, servizi e forniture, che avvengano nella fase di scelta del contraente, vedono protagonista anche l' Anac, autorità di controllo che opera anche su impulso di parte; nelle fasi successive, una volta aggiudicata l' opera, il servizio o la fornitura, la soluzione di controversie può essere affidata all' arbitrato (con giudici "laici", cioè non appartenenti alla magistratura) in alternativa alla giustizia resta dalla magistratura civile. La disciplina degli arbitrati con la pubblica amministrazione, nell' ambito dei contratti pubblici (articolo 209 e seguenti del Terto unico 50/16), fa capo agli arbitrati disciplinati dal codice di procedura civile (articoli 806 e seguenti). Nella contrattualistica pubblica, gli arbitri possono decidere solo questioni di diritti (in altri termini, su pretese economiche), senza affrontare liti su interessi legittimi (quali quelle sulla scelta del vincitore di una gara o giudizi sulle offerte o sui progetti). L' arbitrato deve essere previsto fin dal bando di gara, con una clausola compromissoria. È invece vietato alle parti pubbliche ricorrere a contratti autonomi di compromesso, cioè stipulati dopo che la lite è insorta. L' arbitrato, in altri termini, deve essere previsto fin dall' inizio del rapporto contrattuale e non può rappresentare un modo di decidere le controversie scelto volta per volta.Nel settore degli appalti pubblici (di opere, servizi e forniture), si ricorre ad arbitrati per motivi di tempo (rapidità di decisione) e per il tecnicismo della materia, che esige giudizi specialistici su procedure, prassi e tecniche esecutive. L' arbitrato (articolo 209 del Testo unico 50/16) risolve controversie sull' esecuzione di contratti di soggetti pubblici (comprese le società a partecipazione pubblica, controllate o collegate) o per contratti comunque finanziati con risorse a carico di bilanci pubblici. Il bando di gara Nel bando di gara l' amministrazione precisa se il contratto sarà stipulato con la previsione di una clausola compromissoria, cioè ammettendo l' arbitrato su future controversie. L' aggiudicatario, cioè l' impresa che ha vinto la gara pubblica, può rinunciare alla facoltà di arbitrato entro 20 giorni dall' aggiudicazione (cosiddetta declinatoria): quindi, è facoltà dell' appaltatore sfiduciare il giudizio arbitrale ed affidarsi, per eventuali future liti, al giudice civile. L' utilità dell' arbitrato si coglie tenendo presente la composizione del collegio giudicante (fiduciaria e di elevata qualificazione) ed il modo di giudicare (rapido e di forte impronta tecnica). Il collegio arbitrale è composto da tre membri ed è nominato dalla Camera arbitrale Anac. Ciascuna delle parti designa l' arbitro di propria competenza, mentre il presidente è designato dalla Camera arbitrale attingendo da uno specifico elenco di soggetti con particolare esperienza. Due componenti quindi, pur essendo indipendenti, esprimono una scelta di affidabilità da parte dei contendenti, mentre il presente del collegio arbitrale è designato dalla Camera arbitrale che ha sede presso l' Autorità anticorruzione. L' arbitro della parte pubblica è scelto, preferibilmente, tra i dirigenti pubblici. L' arbitro deve essere esterno alla procedura, cioè non deve aver avuto rapporti professionali nella materia oggetto di arbitrato. La lite arbitrale si svolge come un vero processo, cioè applicando ritualmente le disposizioni del codice di procedura civile: ad esempio garantendo il contraddittorio ed ammettendo i mezzi di prova richiesti dalle parti. Non è tuttavia possibile decidere la lite sulla base di un giuramento (come invece è possibile in una lite tra privati), poiché sono in gioco interessi pubblici, non disponibili da parte di singole persone. La pronuncia finale (lodo) diviene efficace con il deposito prima presso la Camera arbitrale e poi presso la cancelleria del Tribunale civile per ottenerne l' esecuzione. Il lodo ha effetti simili a quelli di una sentenza pronunciata da giudici togati, e perché impugnabile entro 90 giorni in Corte d' appello, se vi i sono motivi di nullità (che riguardano le formalità della pronuncia: tempi, luoghi, nomina degli arbitri) o per violazione delle regole di diritto (onere di motivazione, valutazione delle prove, travisamento, contraddittorio). Il lodo arbitrale, se impugnato, può essere sospeso dalla Corte d' appello per gravi e fondati motivi. Il compenso degli arbitri è determinato con riferimento a tabelle del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Nel complesso, il costo non può superare i 100mila euro. Tale costo, sicuramente superiore a quello della lite giudiziaria, è giustificato dalla rapidità di decisione e dalla possibilità di elevare il livello di specializzazione degli arbitri (non necessariamente laureati in giurisprudenza, ma esperti del settore). L' articolo 820 del Codice di procedura civile prevede un termine generale di 240 giorni per il deposito del lodo: è un termine derogabile, ma per motivata preventiva scelta delle parti.

 

A cura di Il Sole 24 Ore del 27.11.2019 - autore Guglielmo Saporito


Loading...