Appalti, tutto il 2021 senza gare Scontro sulle città ingessate

Tipologia
Notizia
Data
28/08/2020

Primi voti favorevoli al decreto legge semplificazioni nelle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato. La prima modifica importante avviene all' insegna dell' accordo fra opposizione e maggioranza su un emendamento che allunga da luglio a fine 2021 il regime speciale di liberalizzazione degli appalti che potranno andare con procedure semplificate e senza bandi di gara sotto e sopra la soglia Ue. La Lega, che aveva proposto l' estensione al 2023, canta vittoria. «Bene l' approvazione all' unanimità del nostro emendamento. Siamo molto soddisfatti. Il nostro obiettivo è di velocizzare l' iter per l' esecuzione delle opere. Più investimenti sui territori, meno burocrazia, certezza nell' esecuzione delle opere, indotto e quindi lavoro: sono queste le parole d' ordine per la ripartenza». Il sottosegretario alle Infrastrutture, Salvatore Margiotta, che rappresenta il governo in commissione, valuta la soluzione un buon compromesso, che consentirà di utilizzare al meglio le procedure veloci per i fondi europei del Recovery Plan. Nei primi sette articoli varati ieri pomeriggio - ma un' ulteriore sessione era prevista in notturna - altre tre modifiche rilevanti: il dimezzamento, da 150mila euro a 75mila, della soglia entro la quale si possono affidare direttamente (senza alcuna formalità) gli appalti di servizi di progettazione (si tratta di una norma cui sono sensibili gli ordini professionali); l' affermazione di un principio di pubblicità minima e di rotazione per le procedure ristrette (anche se la scelta delle imprese cui chiedere un' offerta resta sostanzialmente discrezionale della stazione appaltante al netto degli obblighi di rotazione); la possibilità di partecipare alle procedure ristrette delle associazioni temporanee di impresa. Precisazione forse ridondante ma che bene si inquadra, in un disegno coerente, con la norma precedente. Se infatti si pubblicizza una procedura ristretta si potranno formare alleanze ad hoc per presentare una candidatura fra imprese che non avrebbero i requisiti per partecipare (o essere invitate) da sole. La giornata di ieri ha avviato le votazioni in un clima di sostanziale tranquillità. Anche perché il vero nodo politico, su cui si addensano i nuvoloni più neri nella maggioranza, non è stato sfiorato né nelle commissioni né nella serale riunione di maggioranza: è l' articolo 10, che dovrebbe semplificare la rigenerazione urbana, ma che ha molto deluso le imprese del settore edilizio, soprattutto per i vincoli posti alla demolizione e ricostruzione nelle zone A, perimetro che coincide con la città storica ma che poi ogni regione e ogni comune declina con ampia flessibilità. A conferma che lo scontro è davvero molto duro, dentro la maggioranza e con il mondo delle imprese, alcuni emendamenti di Leu, prima firmataria Loredana De Petris, addirittura accentuano e rafforzano quei limiti relativi alle zone A. Se nella maggioranza la mediazione è affidata agli incontri riservati a Palazzo Chigi (anche per evitare la situazione paradossale di un possibile sostegno del centrodestra contro Leu), da fuori arrivano le bordate dell' Ance sul probabile pasticcio. Scende in campo direttamente il presidente, Gabriele Buia. «Avevamo capito - dice - che questo governo e questa maggioranza volessero fare un reale passo avanti nel semplificare e incentivare gli interventi di rigenerazione urbana e verso il rilancio delle nostre città senza ulteriore consumo di suolo. Avevamo capito che questa è una delle priorità della stagione che si apre. Constatiamo invece che si vuole addirittura tornare alla cultura che ingessa con norme nazionali qualunque iniziativa e piano anche di ambito locale. Riportare la demolizione e ricostruzione per edifici di nessun valore o pregio storico a procedure complesse e defatiganti significa fermare tutto di nuovo. Noi assumeremo una posizione durissima su questo punto».

A cura di Il Sole 24 Ore del 28 Agosto 2020 - autore Giorgio Santilli

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