Appalti, la certificazione aiuta

Tipologia
Notizia
Data
16/12/2019

Ruolo centrale ai documenti e non più alle somme che transitano dalle imprese ai committenti, divieto sostanziale di compensazione dei versamenti dovuti a titolo di ritenute alla fonte per i lavoratori impiegati negli appalti, possibilità di uscita dalla nuova disposizione con la certificazione dell' Agenzia delle entrate. Il quadro appena descritto, in sintesi, è quello che emerge dalla formulazione dell' articolo 4 del decreto legge n. 124 del 2019, il cosiddetto decreto fiscale, come riscritto in commissione e in corso di approvazione definitiva in senato.

Gli aspetti generali della disposizione. La norma introduce (a decorrere dal 1° gennaio 2020) una serie di obblighi e responsabilità tra committente, appaltatori, sub-appaltatori e affidatari per le ritenute Irpef da versare nei confronti dei lavoratori direttamente impiegati per l' esecuzione delle opere o dei servizi oggetto del contratto. La norma ora prevede che: - l' importo degli appalti oltre il quale si applicano le nuove disposizioni siano opere e servizi affidate per un complessivo importo superiore a 200 mila euro; - gli appalti devono essere caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera presso la sede di attività del committente con l' utilizzo di beni strumentali di proprietà del committente stesso ovvero a lui riferibili in qualunque forma; - il versamento delle ritenute alla fonte deve essere effettuato da parte del sostituto di imposta che impiega i lavoratori.

Il versamento in questione non può formare oggetto di compensazione con nessun credito vantato dal sostituto di imposta; - la norma si applica, laddove l' ipotesi sia quella del contratto di appalto, sia alle imprese appaltatrici che alle eventuali subappaltatrici; - vengono fissati tutta una serie di adempimenti documentali che le imprese devono garantire nei confronti del committente il quale, di fatto, ha un obbligo di riscontro degli elementi comunicati. Le problematiche nel caso di subappalto. Nonostante l' ultima versione della norma semplifichi alcuni aspetti, sono diverse le problematiche ancora aperte.

Alcune riflessioni, in particolare, devono essere formulare in relazione al ruolo che viene rivestito dai sub-appaltatori. Detti soggetti, infatti, devono adempiere un duplice obbligo informativo. Devono infatti trasmettere sia agli appaltatori sia ai committenti, le deleghe di pagamento relative alle ritenute del mese precedente versate per i lavoratori direttamente impiegati nell' opera, insieme all' elenco degli stessi identificati per codice fiscale, con il dettaglio ore e l' ammontare della retribuzione corrisposta al singolo dipendente per l' opera affidata dal committente. Nell' ipotesi in cui tale obbligo non venga rispettato, oppure vi sia un carente/omesso versamento di ritenute, il committente ha il diritto di trattenere i corrispettivi dovuti all' impresa appaltatrice fino a concorrenza del 20% del valore complessivo dell' opera (con il limite di quanto non versato).

Stante la formulazione letterale della norma, nel caso il soggetto inadempinente sia il sub appaltatore, il committente avrebbe diritto di trattenere i corrispettivi dovuti all' appaltatore anche qualora l' inadempimento non sia a lui imputabile, ma si riferisca ad un suo sub-appaltatore. Questa lettura della disposizione appare essere estremamente penalizzante, oltre al fatto che, nella sostanza «demoltiplica» il limite di 200 mila euro annui per singola impresa, andando cioè a colpire un appaltatore, anche nei casi in cui il sub-appaltatore debba eseguire lavori per poche migliaia di euro. Si deve dunque ritenere che detta responsabilità debba leggersi in forma parcellizzata e in relazione al soggetto che commette l' inadempimento Il possesso della certificazione.

La norma prevede che gli obblighi di trasmissione della documentazione non sussistano nel caso in cui si sia in possesso di una apposita certificazione (con validità quattro mesi e predisposta dall' Agenzia delle entrate), con la quale l' appaltatore e i sub-appaltatori dimostrano di: I) risultare in vita da almeno un triennio e di essere in regola con gli obblighi dichiarativi; II) non avere pendenze per importi superiori a 50 mila euro. La tematica attiene alla ipotesi nella quale, all' interno della filiera, solo alcuni dei soggetti (per esempio il subappaltatore) non abbiano maturato i requisiti richiesti dalla certificazione.

Le alternative possibili sembrano essere due: la prima prevede che i soli sub-appaltatori che non possono consegnare la certificazione saranno comunque soggetti per intero alla disciplina dell' art. 4. L' altra soluzione è che nessuno dei soggetti coinvolti possa sottrarsi agli obblighi di comunicazione deleghe e informazioni. Tale ultima interpretazione sembra eccessivamente penalizzante con il risultato che così si avrebbero, anche per gli appaltatori «virtuosi», degli obblighi ulteriori ai quali non è possibile sottrarsi, in virtù della mancanza di requisiti di un soggetto terzo (il sub-appaltatore). Le responsabilità del committente. Se come detto la nuova versione della norma ripristina in capo al soggetto giuridico deputato l' obbligo di versamento delle ritenute, la responsabilità del committente sussiste comunque nel momento in cui, per esempio, la trasmissione della documentazione venga correttamente effettuata.

Il comma 3 afferma come laddove il committente non esegua di fatto un riscontro sul contenuto della documentazione e sulla corretta effettuazione dei pagamenti, lo stesso è soggetto, a norma del comma 4, al pagamento di una somma pari alla sanzione. In prima battuta, il tema della sanzione e della conseguente somma pari alla sanzione medesima, si pone nel caso in cui risulti il mancato pagamento della ritenuta da parte del soggetto diverso dal committente. Infatti, nel caso in cui l' inadempimento dell' impresa nei confronti del committente risulti essere quello di una carenza documentale rispetto alla delega di pagamento che riporta un dato afferente un versamento comunque effettuato, mal si comprende quale possa essere la sanzione irrogabile e quindi la somma pari alla sanzione. La comunicazione in questione (per esempio quella riguardante il dettaglio relativo ai dati dei dipendenti) concerne e interessa due soggetti privati ma di fatto, in questa forma, non l' amministrazione finanziaria. Nel caso in cui, come accennato, risulti non versata la ritenuta (ovvero versata in misura insufficiente), il sistema delinea, tra l' altro, un obbligo di comunicazione all' Agenzia delle entrate nel termine di 90 giorni.

Se da un punto di vista pratico è del tutto evidente come si possa intervenire attraverso il ravvedimento operoso, risulta difficile immaginare che il committente, una volta riscontrato l' eventuale mancato versamento della ritenuta provveda ad informare l' Agenzia delle entrate senza prima sollecitare l' impresa a sanare l' inadempimento. Di contro, l' impresa che ha violato le disposizioni in materia di versamento potrà intervenire proprio con il ravvedimento. In tal senso la precisazione è contenuta anche nelle schede di lettura del provvedimento che richiamano, appunto, la riduzione della sanzione legata al mancato versamento che viene sanato nei 90 giorni successivi alla scadenza. Si deve però ritenere un eventuale ravvedimento effettuato in data successiva ai 90 giorni possa comportare il venir meno dell' ipotesi di irrogazione di una somma pari alla sanzione a carico del committente laddove, quantomeno, il committente abbia comunque effettuato la segnalazione nei termini di legge.

A cura di Italia Oggi Sette pag. 10 del 16/12/2019 – autori DUILIO LIBURDI E MASSIMILIANO SIRONI


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