Gare Covid, l'Anac sanziona i funzionari per cavilli burocratici

Tipologia
Notizia
Data
09/11/2020

Nel Paese delle semplificazioni impossibili, anche una pandemia che ha imposto alle amministrazioni procedure d'urgenza per gli approvvigionamenti non ferma i formalismi. Ed è così che l'Anac ha avviato migliaia di procedure di sanzione pecuniaria nei confronti di altrettanti responsabili unici del procedimento di appalto (Rup), perché non hanno compilato regolarmente i campi informativi della procedura Simog (Sistema informativo monitoraggio gare) mediante la quale registrare i dati delle procedure di gara, riferiti a gare d'appalto attivate tra febbraio e marzo scorso, nel pieno della pandemia. E la gran parte di queste sanzioni (che non riguardano le amministrazioni, ma le persone fisiche dei funzionari) stanno travolgendo i Rup di aziende sanitarie e ospedalieri. Ossia coloro che in quei giorni convulsi hanno tentato in tutti i modi di acquisire mascherine, camici, materiali per gli allestimenti di triage, potenziamento delle sale di terapia, medicinali. In pratica, tutto l'occorrente per allestire in fretta e furia quanto necessario a fronteggiare una pandemia in corso.

Secondo l'Anac in quel bailamme, si sarebbero dovuti ricordare di «adempiere» per filo e per segno alla «procedura» di registrazione dei dati connessi all'appalto segnato con l'acquisizione del Cig (codice identificativo gara). È capitato che qualcuno, preso dall'emergenza di assicurare il risultato richiesto dall'organizzazione sanitaria (ossia acquisire mezzi e strumenti per fronteggiare il virus) si sia dimenticato di completare le schede informative delle gare. L'emergenza tremenda che è stata vissuta, e che si sta riproponendo in questi giorni, dovrebbe rendere chiaro che compilare schede informative non dovrebbe essere considerato da nessuno come una priorità. Ma, l'Anac non la vede in questo modo. No, perché c'è l'articolo 213, comma 9, del dlgs 50/2016, ai sensi del quale «nei confronti del soggetto che ometta, senza giustificato motivo, di fornire informazioni richieste ovvero fornisce informazioni non veritiere, l'Autorità può irrogare la sanzione amministrativa pecuniaria di cui al comma 13» cioè «sanzioni amministrative pecuniarie entro il limite minimo di euro 500,00 e il limite massimo di euro 50.000,00».

E così l'Anac, nonostante la norma consenta, ma non obblighi («può» irrogare le sanzioni), ha avviato un monitoraggio a tutto campo sulla regolare compilazione delle informazioni nella banca dati Simog per centinaia e centinaia di appalti.

Quali i così gravi inadempimenti dei Rup? Essersi fatti corrompere? Aver favorito particolari imprenditori? Aver causato turbative d'asta? Essersi macchiati di conflitti di interesse? No: aver prodotto «schede informative incomplete (relative alle fasi dell'appalto già concluse: aggiudicazione, fase iniziale, avanzamento, conclusione, collaudo/regolare esecuzione)», non conformi alle specifiche modalità compilative «indicate nei comunicati del presidente dell'Autorità del 4 aprile 2008, del 14 dicembre 2010 e successivi».

Perchè, sia chiaro: anche a fine febbraio e marzo, anche in fase pandemica le modalità compilative sono indispensabili. Soprattutto a combattere il virus, che come è noto recede dalla propria aggressività solo di fronte alle schede informative connesse ai Cig compilate correttamente. E così è stato dato il via libera a migliaia di procedimenti sanzionatori, con inviti ad oblazioni, specificazione di termini per pagare, o per chiedere udienza, con fissazioni di altri termini e procedure e così via, burocrateggiando. Anzi, no: le udienze, no. Infatti, alcuni Rup che hanno chiesto di poter essere sentiti in contraddittorio dall'Anac, si sono visti rispondere che «in questo periodo di emergenza sanitaria, sono sospese le audizioni in presenza presso la sede dell'Autorità». In pratica, l'emergenza Covid c'è per sospendere, come doveroso, le audizioni ma non viene presa in considerazione per sospendere qualsiasi azione sanzionatoria nei confronti di chi, pur trascurando meri adempimenti, nei mesi scorsi si è impegnato per dotare in particolare gli ospedali, ma comunque la p.a., di strumenti, forniture e servizi necessari a contrastare l'epidemia.

Nel Paese che non sa semplificare, per comprendere che una pandemia è causa manifesta tale da consentire di saltare o rinviare meri aspetti amministrativi imposti da una normativa farraginosa e bizantina, è stato necessario un decreto, il «decreto semplificazioni». Che, però, non è intervenuto sull'articolo 213, comma 9, lasciando così aperto lo spazio a chi, anche in piena emergenza sanitaria, dedica il proprio operato all'esegesi del lavoro altrui, invece di pensare all'opportunità di una moratoria. Nel Paese che non sa semplificare e che non valuta mai il risultato dell'azione, ma solo il mero adempimento formale, si capisce che il problema non è la «paura della firma» di cui si è tanto discusso. Migliaia di Rup sono investiti da richieste di sanzioni pecuniarie, per aver firmato e consentito all'amministrazione di procedere.

A cura di Italia Oggi numero 262 pag.34 del 06/11/2020 di  Giovanni Galli

 

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