Affidamenti diretti, rischio infiltrazioni

Tipologia
Notizia
Data
28/07/2020

Rischio di infiltrazioni mafiose negli affidamenti diretti e anche nelle procedure negoziate. A lanciare l' allarme sulle semplificazioni contenute nel dl 76 è il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho in audizione dinanzi alle commissioni affari costituzionali e lavori pubblici del Senato. La possibilità, fino al 31 luglio 2021, di conferire direttamente appalti fino a 150 mila euro e di procedere alla negoziazione (con 3, 5 o 10 operatori economici) nei lavori fino a 5 milioni di euro costituisce di certo una chance per far ripartire gli investimenti pubblici strozzati dal Covid 19 ma «determina rischi», soprattutto negli enti locali, di infiltrazioni da parte di soggetti «che possono selezionati in modo ambiguo da parte delle stazioni appaltanti». «Pur comprendendo la scelta del governo», ha osservato Cafiero de Raho, «la pluralità delle procedure negoziate, sia pure a rotazione, con parametri peraltro non individuati, consente una libertà di scelta che non può non portare al rischio di infiltrazioni». Altra norma del decreto su cui l' Antimafia chiede di accendere i fari è l' art. 3 che, al fine di semplificare il sistema delle verifiche antimafia per ridare slancio alla ripresa dell' economia, ritiene sempre sussistente il caso d' urgenza in ogni procedimento avviato a istanza di parte avente ad oggetto l' erogazione di benefici economici, contributi, sovvenzioni, finanziamenti, prestiti, agevolazioni e pagamenti da parte di p.a. Dubbi sono stati infine espressi sulla riforma dell' abuso d' ufficio, laddove l' art.323 del codice penale viene modificato escludendo i regolamenti dalle fonti normative la cui violazione dà luogo alla condotta punibile. Il dl semplificazioni, infatti, sostituisce alle «norme di legge o di regolamento» una locuzione molto più circostanziata che porta a rispondere di abuso d' ufficio solo per la violazione «di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità». Perplessità sulle procedure negoziate sono state espresse anche da Confapi, la Confederazione della piccola e media industria privata. Non convincono in questo casi i margini di discrezionalità sulle imprese da invitare, affidati al Responsabile del procedimento. Per Confapi va invece promossa la riforma dell' abuso di ufficio perché consente di abolire quella «burocrazia difensiva» che spesso ingessa la pubblica amministrazione italiana. Confapi chiede una maggiore spinta sulle autocertificazioni per l' accesso alle misure di sostegno e una sempre maggiore interconnessione delle banche dati pubbliche. Per Confprofessioni invece il decreto è «solo un primo passo» verso la semplificazione burocratica. Per il presidente Gaetano Stella gli interventi imprescindibili da inserire nel corso dell' esame del dl 76 al Senato dovrebbero riguardare la standardizzazione dei documenti di gara (con modelli unici a diffusione nazionale) e l' equo compenso dei professionisti negli appalti pubblici. Per il direttore generale di Fipe, (Federazione italiana dei pubblici esercizi) Roberto Calugi, è indispensabile il ripristino del valore nominale dei buoni pasto e l' introduzione del Pos unico per i ticket elettronici, senza dimenticare la riforma della normativa che regola i pubblici esercizi e che risale al 1991. Infine per Sergio Silvestrini, segretario generale della Cna, la deroga alle norme del Codice appalti disposta fino al 31 luglio 2021 «è troppo ravvicinata e occorrerebbe un orizzonte temporale più ampio». La Cna chiede al governo di spingere maggiormente sull' autocertificazione, lasciando alla p.a. l' onere della prova in caso di dichiarazioni non corrispondenti al vero.

A cura di Italia Oggi del 28 Luglio 2020 


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