L'adesione successiva è una clausola legittima

Tipologia
Notizia
Data
29/05/2020

L' inserimento della clausola di «adesione successiva» in un contratto di appalto, con la quale si estende l' oggetto del contratto e l' appaltatore deve aderire allo svolgimento di prestazioni ulteriori, è legittimo a condizione che sia determinabile sotto i profili soggettivo, oggettivo e cronologico. Lo ha stabilito il Tar Lombardia Milano sez. I 15/5/2020 n. 823 con riguardo ad una clausola di un contratto da affidare in cui era prevista la possibilità di estendere la fornitura, alle condizioni risultanti dal contratto sottoscritto, ed entro limiti quantitativi e temporali prestabiliti.

I giudici hanno ricordato che la legittimità di una clausola di adesione contenuta nella lex specialis è stata oggetto di plurime conferme in sede giurisprudenziale. Occorre però sempre indagare, nella dimensione concreta della specifica clausola, la sufficiente determinatezza o determinabilità della clausola sotto il profilo soggettivo (ovvero delle amministrazioni titolate ad aderire), oggettivo (con riferimento alle prestazioni oggetto di estensione) e cronologico (riguardo ai tempi per l' adesione).

In giurisprudenza, si è infatti precisato che l' appalto oggetto di estensione non viene sottratto al confronto concorrenziale, a valle, ma costituisce l' oggetto, a monte, del confronto tra le imprese partecipanti alla gara, poiché queste nel prendere parte ad una gara, che preveda la cosiddetta clausola di estensione, sanno e accettano che potrebbe essere loro richiesto di approntare beni, servizi o lavori ulteriori, rispetto a quelli espressamente richiesti dalla lex specialis, purché determinati o determinabili a priori, al momento dell' offerta, secondo requisiti né irragionevoli né arbitrari, tanto sul piano soggettivo che su quello oggettivo, per natura, tipologia e quantità dei beni o delle prestazioni aggiuntive eventualmente richieste entro un limite massimo.

Il timore che, attraverso il meccanismo dell' estensione, venga aggirato il confronto concorrenziale e, più in generale, il principio della concorrenza, architrave dell' intera disciplina dei contratti pubblici, è del tutto infondato, poiché le imprese concorrono ad aggiudicarsi un appalto avente un oggetto (eventualmente) multiplo, senza la necessità di dover concorrere ogni volta, e per servizi sostanzialmente identici o analoghi, a tante gare quante sono le amministrazioni richiedenti.

A cura di Italia Oggi pag.40 del 29/05/2020

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