Equivalenza con limiti

Tipologia
Notizia
Data
09/09/2019

Il principio di equivalenza contenuto nelle specifiche tecniche non può essere impiegato per ammettere offerte inappropriate.

Lo ha precisato il Consiglio di Stato sezione quinta con la pronuncia del 25 luglio 2019 n. 5258 in relazione allo spettro applicativo del principio di equivalenza. I giudici di Palazzo Spada riprendono i contenuti della giurisprudenza che in passato si era occupata della disciplina delle specifiche tecniche contenute nei capitolati d'appalto riaffermando che nell'ambito dei paesi appartenenti all'Unione Europea, come è evidente dai commi 4, 5 e 6, dell'articolo 68 del dlgs n. 163 del 2006 che recepì le direttive Ue di allora, oggi corrispondente all'art. 68 del dlgs n. 50 del 2016, «il presidio dell'equivalenza è diretto ad evitare che le norme obbligatorie, le omologazioni nazionali e le specifiche tecniche potessero essere artatamente utilizzate per operare indebite espulsioni di concorrenti, con il pretesto di una non perfetta corrispondenza delle soluzioni tecniche richieste».

Però, precisano i giudici, il principio non può assolutamente essere invocato per ammettere offerte tecnicamente inappropriate. Il principio di equivalenza delle specifiche tecniche è infatti diretto ad assicurare che la valutazione della congruità tecnica non si risolva in una mera verifica formalistica, ma consista nella conformità effettiva e sostanziale dell'offerta alle specifiche tecniche inserite nella lex specialis.

Con riguardo al caso sottoposto all'esame dei giudici, si precisa quindi che il principio «non può essere postumamente invocato nel differente caso che l'offerta comprenda una soluzione la quale, sul piano oggettivo funzionale e strutturale, non rispetta affatto le caratteristiche tecniche obbligatorie, previste nel capitolato di appalto per i beni oggetto di fornitura».

Nel caso di specie la previsione del peso del prodotto, lungi dal configurare uno standard tecnico-normativo dettagliato passibile d'equivalenza, valeva a definire in termini generali l'oggetto della fornitura. Il richiamo al principio di equivalenza in un siffatto caso avrebbe avuto l'effetto di distorcere l'oggetto del contratto rendendo sostanzialmente indeterminato l'oggetto dell'appalto.

A cura di  ITALIAOGGI - NUMERO 210   PAG. 33  DEL 06/09/2019


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