Legittima la nomina della commissione di gara in base a criteri generali di trasparenza e competenza

Tipologia
Notizia
Data
05/09/2019

La nomina della commissione di gara è legittima anche nel caso in cui la stazione appaltante non abbia predeterminato i criteri di nomina (come previsto dall' articolo 216, comma 12 del codice dei contratti) a condizione che nella procedura di individuazione dei componenti si sia attenuta a criteri oggetti di trasparenza e competenza. È questo l' approdo, meno formale rispetto al dettato della norma, a cui giungono il Tar Abruzzo, Pescara, sezione I, con la sentenza n. 173/2019 e il Consiglio di Stato, sezione III, con la sentenza n. 4865/2019 . La nomina della commissione di gara Le due sentenze rivestono una peculiare importanza anche alla luce della sospensione dell' operatività dell' albo dei commissari (a gestione Anac) intervenuta con la legge 55/2019 (sospensione prevista fino al 31 dicembre 2020). Per effetto di quanto, le stazioni appaltanti possono costituire le commissioni anche con soli commissari interni purchè seguendo regole di trasparenza e competenza. Nei casi trattati dalle due sentenze, le censure sono praticamente "gemelle": viene in contestazione la modalità di nomina delle commissioni di gara non preceduta dall' adozione di specifiche regole di competenza e trasparenza (articolo 216, comma 12). La norma puntualizza che «Fino alla adozione della disciplina in materia di iscrizione all' Albo di cui all' articolo 78, la commissione giudicatrice continua ad essere nominata dall' organo della stazione appaltante competente ad effettuare la scelta del soggetto affidatario del contratto, secondo regole di competenza e trasparenza preventivamente individuate da ciascuna stazione appaltante». Pur nell' ambito di un indirizzo giurisprudenziale non costante, si è comunque generalmente affermata la necessità dell' adozione dei criteri predetti (la stessa Anac ha adottato una specifica deliberazione n. 620/2016 per le proprie commissioni di gara). Il giudice di Palazzo Spada, pur ritenendo preferibile «la previa incorporazione delle regole di procedure in un atto fonte della stazione appaltante», ha ritenuto non persuasiva la tesi dell' illegittimità dell' operato della stazione appaltante che non si sia dotata di queste regole. L' assenza di criteri approvati a "monte", secondo il giudice, non determina l' illegittimità dell' operato della stazione appaltante «per il sol fatto della mancata previa formalizzazione di dette regole». Secondo quanto si legge in sentenza, occorre dimostrare che, in concreto siano mancate le condizioni di trasparenza e competenza. Circostanze non ravvisate nel caso di specie con condivisione di quanto affermato dal giudice di primo grado per il quale «la nomina della commissione giudicatrice appare sufficientemente sostenuta dalla produzione dei curricula dei singoli componenti e dalla formulazione, da parte di ciascuno di essi, delle dichiarazioni sostitutive attestanti l' insussistenza di eventuali cause di incompatibilità rispetto all' incarico ricevuto». La trasparenza del procedimento A conclusioni analoghe è pervenuto il giudice del Tar di Pescara. Nel caso di specie il procedimento amministrativo di nomina dei commissari è risultato oggettivo e trasparente perché la stazione appaltante ha provveduto a escutere l' ordine dei professionisti interessati (di varie città) - includendo anche candidature autonome - procedendo poi con sorteggio sui nominativi acquisiti. Secondo il giudice, dalla motivazione del provvedimento di nomina è risultato comprovato che la scelta e la nomina dei commissari esterni della Commissione è avvenuta secondo regole di trasparenza avendo, la stazione appaltante avviato una fase preliminare di consultazione per l' individuazione di professionisti legittimati a comporre il collegio utilizzando pertanto un sistema oggettivo e imparziale. E di questo procedimento è stato adeguatamente fornito un riscontro nei vari atti di gara.

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 05/09/2019 – autore STEFANO USAI


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