Boom di appalti in affidamento

Tipologia
Notizia
Data
30/08/2019

Nel 2018 le aggiudicazioni di appalti con procedure aperte sono risultate in aumento del 15,4% rispetto al 2017, le procedure ristrette del 22,8%; in lieve flessione gli affidamenti diretti (-11,2% rispetto al precedente anno, ma gli ultimi dati post decreto Sblocca cantieri già parlano di un boom di affidamenti diretti fino a 150 mila euro di lavori); continua a rimanere abbastanza significativa la quota del 35,8% relativa agli importi affidati con procedure negoziate o affidamenti diretti.

Sono questi i dati, aggiornati fino a marzo 2019, sul mercato dei contratti pubblici che emergono dalla lettura della relazione annuale dell' Autorità nazionale anticorruzione al parlamento e al governo illustrata il 6 giugno a Roma. La relazione Anac ha rilevato che, in termini di numero, con la procedura aperta sono state assegnate nel 2018 circa il 5% delle procedure totali. Mentre, complessivamente, nel 48% e 19,1% dei casi (per un totale di ben il 67%), le stazioni appaltanti sono ricorse ad una procedura negoziata (con o senza bando) o all' affidamento diretto. Per quanto riguarda gli importi, anche nel 2018 la procedura aperta si conferma la modalità con cui si affida il maggior importo dei contratti pubblici (circa il 52,2%); modalità di affidamento che è aumentata rispetto al 2017 del 15,4% insieme alle procedure ristrette (+22,8). In aumento, a livello di importo, anche le procedure negoziate con bando (+37,8%), mentre, in contrazione quasi fisiologica abbiamo i sistemi dinamici di acquisizione (-57,8%) che diminuiscono dopo una rilevante crescita nel biennio precedente. In diminuzione, sempre a livello di importo, le procedure negoziate senza bando (-16,9%) e gli affidamenti diretti (-11,2%). Se si guarda alle procedure di affidamento (numero, importi complessivi e percentuali) suddivise per tipologia di stazione appaltante (si parla nella relazione di circa 32mila stazioni appaltanti) emerge che il valore complessivo della domanda dei circa 139,5 miliardi di euro è associata per il 40,8% al settore servizi di interesse generale, quali enti, concessionari e imprese di elettricità, gas, trasporti, telecomunicazioni, servizi postali, gestione rifiuti, ecc. (con punte afferenti agli enti e concessionari in ambito di trasporto ferroviario 9,6% o in ambito di produzione, trasmissione e distribuzione di energia elettrica 6,1%); per il 19,7% al settore enti locali (con punte di cui ai comuni 9,2% e alle regioni 7,2%); per il 16,7% al settore sanità di cui l' 8% afferente alle aziende del servizio sanitario nazionale; e per il 12,2% alle centrali di committenza (escluse le centrali di committenza del settore sanità), di cui il 6,4% afferente a Consip. A livello di numero, pesano, anche quest' anno, di più i settori locali (30,1%), seguiti dal settore servizi di interesse generale quali elettricità, gas, trasporti, ecc. (23,9%) e da quelli relativi al settore sanità (23,4%). Il settore dei servizi finanziari, bancari e assicurativi, gli organi centrali, il settore scientifico e il settore dei servizi di interesse generale (elettricità, gas, trasporti, telecomunicazioni, ecc.) risultano essere, stando ai dati Anac, quelli meno propensi nella scelta di procedure aperte e ristrette, utilizzando procedure negoziate e affidamenti diretti, rispettivamente per l' 83,9, l' 81,4, l' 81,4 e il 61,1%. Tuttavia, a livello di importo, i quattro settori appena citati utilizzano le procedure aperte e ristrette rispettivamente per il 75,7, il 65,0, il 59,1 e il 51,2%. Le centrali di committenza insieme al settore sanità sono quelle classi che sia a livello di numero sia a livello di importi effettuano, in assoluto, più procedure aperte o ristrette. 

A cura di Italia Oggi pag. 33 del 30/08/2019   – autore ANDREA MASCOLINI


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