Le fasi del procedimento possono essere affidate a più figure ma la responsabilità unitaria resta al...

Tipologia
Notizia
Data
19/07/2019

Le stazioni appaltanti possono "scindere" il procedimento contrattuale assegnando fasi della procedura a specifici sub-responsabili di procedimento a condizione che la responsabilità del procedimento rimanga, in modo unitario, in capo al Rup. Senza duplicare, pertanto, la figura del responsabile unico del procedimento. In questo senso si esprime la sentenza della Corte costituzionale n. 166/2019 sulle norme della legge della Regione Sardegna 8/2018 (Nuove norme in materia di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture).

L' unicità del Rup La sentenza della Consulta che ha affrontato la censura di incostituzionalità di alcune norme della legge della regione Sardegna contiene spunti di rilevante interesse pratico. In primo luogo, netta l' affermazione (in relazione al comma 2 dell' articolo 34) secondo cui nella legge regionale non si assiste allo sdoppiamento della figura del Rup (nella legge individuato come «responsabile di progetto») ma, piuttosto a una «scissione/scomposizione» delle funzioni. Il riferimento è alla prevista facoltà delle stazioni appaltanti di individuare dei responsabili per (o di) fasi del procedimento e, precisamente, un «un responsabile per le fasi di programmazione, progettazione ed esecuzione e un altro responsabile per la fase di affidamento» (articolo 34, comma 2 della Lr 8/2018).

Nella sentenza viene richiamato il precedente della Corte - sentenza n. 43 del 2011 - espresso in relazione a una simile disposizione di una legge della Regione Umbria, censurata dallo Stato per gli stessi profili. Nel caso di specie la Corte osservava che nell' ambito del procedimento contrattuale le stazioni appaltanti «possono individuare sub-procedimenti senza che ciò incida sulla unicità del centro di responsabilità». In sostanza, anche in relazione al procedimento amministrativo che coduce (in via potenziale) all' assegnazione dell' appalto, è possibile attuare una distinzione tra le diverse incombenze tutte riconducibili al Rup assegnando le stesse a sub-responsabili di procedimento. La condizione essenziale è, e rimane, la riconducibilità a un unico centro della responsabiltà complessiva.

Momento di sintesi che si deve realizzare nel Rup. Con riferimento alla legge regionale della Sardegna, «l' unicità del centro di responsabilità procedimentale è garantita dal "responsabile di progetto", il quale coordina l' azione dei responsabili per fasi, se nominati (), anche con funzione di supervisione e controllo». Quindi, conclude la sentenza, «la disposizione impugnata non è, dunque, in contrasto con il principio di responsabilità unica, posto dall' invocato art. 31, comma 1, del nuovo codice dei contratti a tutela di unitarie esigenze di trasparenza e funzionalità della procedura di gara, preordinata alla corretta formazione della volontà contrattuale dell' amministrazione, e di accentramento del regime della responsabilità dei funzionari». Le norme abrogate Diverso epilogo deve essere registrato, invece, in relazione alle altre 3 disposizioni impugnate che la Corte ritiene incostituzionali.

È incostituzionale il comma 1 dell' articolo 37 della legge regionale (e in via consequenziale i commi 2, 3, 4 e 8) diretto a introdurre nella regione un sistema "parallelo" a quello dell' Anac sulla nomina dei componenti delle commissioni giudicatrici (da uno specifico albo regionale). Nella sentenza si puntualizza - con una affermazione che risulta quasi sconfessata dalla recente sospensione apportata con la legge 55/2019 al sistema di nomina dall' albo) - che «la sottrazione della scelta dei commissari di gara alle stazioni appaltanti rappresenta una radicale innovazione del nuovo codice dei contratti chiaramente ispirata a finalità di trasparenza, imparzialità, tutela della concorrenza e prevenzione di reati» e che pur incidendo sull' organizzazione amministrativa, deve però «essere ricondotta alle competenze esclusive statali della tutela della concorrenza e dell' ordine pubblico».

Quindi si tratta di un ambito sottratto a prerogative di legislazione regionale. Analoga conclusione per i commi 1 e 3 dell' articolo 39 della legge in cui è prevista la possibilità della giunta isolana di introdurre linee guida e codice regionale di buone pratiche. Queste disposizioni, risultando estranee all' ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi della Regione e riconducibili alla materia statutaria dei lavori pubblici regionali, vanno censurate in quanto contrastano con la disposizione del codice dei contratti pubblici «che, nell' attribuire all' Anac la regolazione dei medesimi aspetti della procedura pubblica e della fase negoziale ed esecutiva» costituisce «esplicazione della tutela della concorrenza e dell' ordinamento civile».

Effettivamente, anche in questo caso si tratta di affermazione in controtendenza rispetto all' impoverimento delle prerogative dell' Anac intervenuto a opera della legge 55/2019. Norma che viene abrogata è anche quella diretta a introdurre un "autonomo" sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti (articolo 45 della legge regionale). Secondo i giudici, la disposizione «introducendo un non meglio precisato sistema di qualificazione affidato alla Giunta regionale, parallelo e distinto rispetto a quello nazionale, pur incidendo sull' organizzazione amministrativa, deve essere ricondotta alle competenze esclusive statali della tutela della concorrenza e dell' ordine pubblico».

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 19/07/2019 – autore STEFANO USAI


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