Il contratto d'appalto non è frazionabile

Tipologia
Notizia
Data
18/07/2019

Il contratto d'appalto relativo alla costruzione di un fabbricato a prevalente destinazione abitativa non di lusso (legge Tupini) non è frazionabile ai fini dell'applicazione di una differente aliquota Iva alle varie unità immobiliari che lo compongono, in relazione alle diverse destinazioni, ma va unitariamente assoggettato all'aliquota del 10%.

Lo ha chiarito l'agenzia delle entrate nella risposta ad interpello n. 260/2019, pubblicata ieri. Il quesito era stato presentato da un imprenditore agricolo, che dovendo realizzare un fabbricato costituito da 5 appartamenti, di cui 4 da destinare ad attività agrituristica ed uno a propria abitazione “prima casa” (categoria catastale A/2), nonché da vani ad uso deposito di macchinari, attrezzature e prodotti agricoli (categoria D/10) e da alcune autorimesse (categoria C/6), chiedeva di sapere se, pur dovendo il fabbricato considerarsi un «edificio Tupini» in quanto a prevalente destinazione abitativa, potessero applicarsi al contratto d'appalto, previa distinzione dei corrispettivi, le diverse aliquote previste per la prima casa (4%), per le abitazioni non prima casa (10%) e per il deposito (22%).

Come chiarito dalla circolare n. 1/1994, il contratto di appalto per la costruzione di un fabbricato Tupini, composto da case di abitazione e da immobili strumentali (entro i limiti dimensionali previsti dalla legge), commissionato da un soggetto che non lo realizza per destinarlo alla successiva rivendita, va inquadrato nella voce n. 127-quaterdecies) della tabella A, parte III, allegata al dpr n. 633/72, ed assoggettato quindi all'aliquota del 10%. Nella risoluzione n. 164/1998, è stato poi precisato che l'aliquota del 4%, prevista per la prima casa, non è applicabile qualora una persona fisica stipuli un appalto per la costruzione di un intero edificio Tupini comprendente più unità abitative, poiché tale fattispecie non concretizza l'ipotesi della costruzione della prima casa, attesa la inscindibilità del relativo contratto di appalto. Puntualizza inoltre l'Agenzia che i documenti di prassi richiamati dall'interpellante, con i quali si riconosce l'applicabilità di un regime Iva differenziato alle diverse unità immobiliari dell'edificio, si riferiscono a fattispecie diverse rispetto al caso in esame; in particolare, riguardano ipotesi di contratti contenenti più operazioni distinte, ciascuna soggetta ad aliquote Iva differenti, oppure di contratti contenenti più beni soggetti a regimi tributari diversi (Iva o imposta di registro), o criteri di ripartizione delle quote di spese edilizie detraibili ai fini dell'Irpef. Non è quindi percorribile la soluzione proposta dal contribuente, in quando nella fattispecie il contratto di appalto non riguarda prestazioni diverse, ognuna delle quali soggetta ad aliquote differenti, ma ha ad oggetto la costruzione di un intero immobile, unitariamente considerato, avente i requisiti della legge Tupini, per cui dovrà scontare l'aliquota del 10%, a nulla rilevando che nel contratto siano specificati i corrispettivi per ogni unità immobiliare con destinazione diversa.

L'aliquota Iva applicabile sull'appalto, precisa infine l'Agenzia, prescinde dal criterio che dovrà poi applicare il committente allorquando dovrà ripartire le spese sostenute tra le diverse attività svolte e la sua sfera privata, ai fini dell'eventuale esercizio del diritto alla detrazione dell'Iva.

A cura di Italia Oggi pag. 30 del 18/07/2019  autore  Franco Ricca


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