Appalti, niente tagliola

Tipologia
Notizia
Data
26/04/2019

Stop alla tagliola ai ricorsi amministrativi negli appalti. Dal 19 aprile scorso, data di entrata in vigore del decreto legge n. 32/2019 (il cosiddetto Sbloccacantieri), risulta semplificata la procedura per presentare ricorsi al tribunale amministrativo regionale in materia di appalti. Il decreto, infatti, ha eliminato il meccanismo introdotto nel 2016 dal Codice dei contratti pubblici (dlgs 50/2016) che aveva come obiettivo la riduzione del contenzioso negli appalti.

Parliamo del rito super-accelerato, che prevedeva un vero e proprio sbarramento alle contestazioni attinenti ai requisiti di partecipazione alla gara. In sintesi, attraverso tale procedimento, si stabiliva che l' ammissione di un concorrente alla gara andasse impugnata al Tar immediatamente, senza la possibilità di attendere l' esito della procedura. In caso di mancato ricorso contro le ammissioni, si determinava la cristallizzazione della rosa dei concorrenti, venendo meno la possibilità di contestazioni successive alla comunicazione dell' aggiudicazione.

Il rito super-accelerato, previsto dagli articoli 29 e 204 del dlgs 50/2016 e dall' art. 120, commi 2-bis e 6-bis, del Codice sul processo amministrativo, recepiva l' obiettivo della legge delega 11/2016 (articolo 1, comma 1, lett. bbb) di razionalizzare il processo in materia di appalti attraverso una «preclusione della contestazione di vizi attinenti alla fase di esclusione dalla gara o ammissione alla gara nel successivo svolgimento della procedura di gara».

L' introduzione del rito super-accelerato aveva fatto sorgere un' accesa discussione tra gli addetti del settore. Le critiche maggiori hanno riguardato il superamento del consolidato principio secondo cui, per poter ricorrere alla magistratura amministrativa, è necessario avere un interesse diretto, concreto e attuale.

Presupposto che mancherebbe durante la fase delle ammissioni, in quanto, non essendo ancora stata stilata la graduatoria, l' eventuale accoglimento del ricorso non determinerebbe l' aggiudicazione della gara in favore del ricorrente. Tali questioni sono approdate anche nella aule dei tribunali amministrativi, nonché innanzi la Corte costituzionale e la Corte di giustizia dell' Unione europea. In particolare il Tar Puglia-Bari nel 2018 (con ordinanze n. 903 e 109) ha rimesso per ben due volte la questione, tuttora pendente, innanzi alla Consulta per possibile violazione, tra l' altro, degli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione. Il Tar Piemonte, invece, con ordinanza n. 88/2018, ha sollevato la questione innanzi alla Corte di giustizia Ue.

Quest' ultima, con la recente ordinanza del 14/2/2019 (causa C-54/18), si è pronunciata ritenendo compatibile l' istituto con il diritto europeo. In particolare, il giudice europeo, ha ritenuto prevalenti le esigenze di rapida definizione delle procedure rispetto alle possibili limitazioni all' esercizio del diritto di difesa. Ciò a patto che il termine per contestare le ammissioni venga fatto decorrere dal giorno in cui il concorrente sia messo in condizione di conoscere la documentazione presentata in gara agli altri concorrenti, tramite accesso agli atti.

La decisione di abrogare il rito super-accelerato determina un positivo impatto sull' attività delle imprese. Queste avranno a disposizione maggiori strumenti per contestare l' esito delle procedure di gara. Soprattutto sarà possibile attenderne l' esito per valutare, in base alla propria posizione in graduatoria, se il ricorso possa determinare chance di aggiudicazione. In tale modo, si potranno anche evitare inutili contenziosi posti in essere in via preliminare al solo scopo di ridurre il numero dei potenziali avversari.

A cura di Italia Oggi pag.25 del 26/04/2019 – autore DANIELE BRACCI

 


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