Gara da revocare se l'operatore economico è indagato

Tipologia
Notizia
Data
24/04/2019

In presenza di una gara che è oggetto di indagini penali, la stazione appaltante può disporre la revoca della procedura qualora ricorrano elementi precisi, diretti e concordanti, senza che occorra attendere l' esito del giudizio penale al fine di affermare l' inaffidabilità, l' incongruità o la mancanza di integrità della procedura stessa. Lo afferma la quinta sezione del Consiglio di Stato con la sentenza n. 2123/2019.

Il fatto Oggetto dell' appello è stata una procedura di project financing per l' affidamento della concessione del servizio di illuminazione votiva, con annessa realizzazione di sistemi di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e l' accollo da parte del concessionario del presumibile esborso del valore non ammortizzato delle immobilizzazioni e forniture riferibili ai precedenti concessionari.

A seguito della notifica di un avviso di conclusione indagini per i delitti di turbata libertà degli incanti e falso, la stazione appaltante ha revocato l' aggiudicazione definitiva e tutta la procedura di project financing, sul rilievo fondamentale per cui le circostanze emergenti dal procedimento penale in corso avevano determinato il venir meno dell' elemento fiduciario che deve ispirare i rapporti tra amministrazione e gli aggiudicatari concessionari. L' operatore economico e il Comune hanno impugnato la sentenza con cui il Tar Campania ha respinto la richiesta di annullamento della determina dirigenziale di revoca in autotutela dell' aggiudicazione.

La revoca La quinta sezione non ha dubbi circa la sussistenza del potere discrezionale della stazione appaltante di revocare l' aggiudicazione definitiva in relazione all' emersione di un interesse pubblico concreto derivante dalla conoscenza di circostanze, risultanti dalle indagini penali, nel caso in cui questi riguardano specificamente una gara il cui esito potrebbe essere stato indebitamente influenzato.

In queste ipotesi, qualora ricorra un quadro di elementi precisi, diretti e concordanti, la stazione appaltante, al fine di addivenire al giudizio finale, può e deve far riferimento al complesso delle circostanze emergenti dalla fattispecie, senza che occorra necessariamente attendere sempre l' esito del giudizio penale al fine di affermare l' inaffidabilità, l' incongruità o la mancanza di integrità della procedura di gara. In altre parole, per esercitare l' autotutela revocatoria è sufficiente che sussistano profili sintomaticamente concordanti e univoci della sussistenza di elementi tali da poter ricavare la ragionevole convinzione che si sia verificata un' indebita influenza dell' operatore economico nei processi decisionali dell' amministrazione.

La valutazione in ordine alla rilevanza inquinante sul procedimento di specifici comportamenti è rimessa a valutazioni discrezionali di competenza esclusiva della stazione appaltante e non costituisce un' automatica e necessitata conseguenza delle indagini penali. Il margine di apprezzamento Anzi, afferma la quinta sezione, il potere di annullamento in autotutela del provvedimento amministrativo, nel preminente interesse pubblico al ripristino della legalità dell' azione amministrativa da parte della stessa amministrazione procedente, sussiste anche dopo l' aggiudicazione della gara.

Gli elementi emersi in sede di indagine penale però non possono essere riletti in modo del tutto eccentrico rispetto a quello dell' Autorità Giudiziaria penale, almeno con riguardo alla loro oggettiva consistenza. Secondo i giudici di Palazzo Spada, l' immagine e la credibilità dell' amministrazione costituiscono un valore primario prevalente sull' affidamento maturato dal' operatore economico che ha partecipato alla gara. Nemmeno avallano l' idea che l' amministrazione avrebbe dovuto sottoporre ad autonoma verifica le situazioni fattuali oggetto di accertamento in sede penale.

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 24/04/2019 – autore AMEDEO DI FILIPPO


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