Appalti, così il decreto semplificherà le gare

Tipologia
Notizia
Data
16/04/2019

Meno burocrazia possibile. Soprattutto per gli appalti di taglia medio piccola. Obiettivo: rendere più facili le decisioni delle stazioni appaltanti e accorciare al massimo i tempi di gara, in modo da passare al più presto dalle carte ai cantieri.

È uno dei fili rossi più riconoscibili all' interno del decreto Sblocca-cantieri che, dopo aver ricevuto la bollinatura della Ragioneria, attende ormai solo il via libera del Quirinale. La "madre" delle semplificazioni è l' innalzamento a 200mila euro della soglia sotto la quale i funzionari delle amministrazioni potranno decidere di assegnare i lavori pubblici facendosi fare i preventivi da soltanto tre imprese («ove esistenti»). Una super-corsia preferenziale per i piccoli lavori che si è attirata le critiche del presidente dell' Anticorruzione Raffaele Cantone. «Non sono quelli gli appalti bloccati», ha ripetuto pochi giorni fa in audizione al Senato l' ex magistrato. «Sappiamo benissimo che questo meccanismo - ha ricordato anche in altre occasioni Cantone - può significare che un' impresa risponde all' invito portandosi dietro altri due preventivi». Non è, peraltro, l' unico cambiamento di rilievo rispetto al regime attuale. Il decreto Sblocca-cantieri fa infatti piazza pulita della giungla di soglie che, ora - per gli appalti compresi tra 150mila e 2 milioni di euro - impongono regimi di pubblicità, inviti e criteri di aggiudicazione differenziati a seconda della fascia di importo in cui si colloca l' opera pubblica. Il disboscamento qui è totale. Oltre i 200mila euro e fino alle soglie Ue di 5,5 milioni si toglie la possibilità di procedere con procedure negoziate a inviti che vengono sostituite sempre dalle gare (ora obbligatorie solo da un milione in su). Un sistema a prima vista più rigido. Che trova però nell' applicazione di un criterio di aggiudicazione più diretto - il massimo ribasso - la sua camera di compensazione. In pratica, in futuro per tutte queste gare non sarà più necessario porsi il problema di nominare commissioni esterne e valutare complicati parametri tecnici delle offerte. Basterà mettere in fila i ribassi, escludere le offerte "anomale" in base ai nuovi (ma non proprio chiarissimi) algoritmi del decreto per arrivare all' aggiudicazione, anche in una sola mattinata di lavoro. In più, se l' amministrazione lo vorrà potrà inserirsi su un binario ancora più scorrevole. Decidendo di invertire le attuali fasi di gara, che prevedono la verifica dei requisiti dei concorrenti prima dell' aggiudicazione. Avvalendosi di questa possibilità (da indicare chiaramente nel bando) la defatigante attività di verifica dei requisiti (morali, come l' assenza di condanne, oltre che di capacità economica e tecnica) potrà essere confinata soltanto all' impresa in predicato di vincere la commessa, facendo magari solo qualche altro controllo a campione sugli altri concorrenti. Un' ultima semplificazione riguarda le gare telematiche. In questi casi le stazioni appaltanti potranno sostituire il modello europeo che raccoglie le dichiarazioni dei concorrenti («Dgue») con nuovi «formulari standard», che almeno nelle intenzioni dovrebbero risultare più semplici da compilare.

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 16/04/2019 – autore MAURO SALERNO


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