Ati, requisiti imprese in linea con l'offerta

Tipologia
Notizia
Data
05/04/2019

Se un componente di un raggruppamento temporaneo di imprese (Ati) non possiede i requisiti almeno nella stessa misura della quota di svolgimento delle attività indicata in sede di offerta, il raggruppamento va escluso dalla gara; non rileva il fatto che le altre imprese componenti il raggruppamento abbiano requisiti sovrabbondanti tali da coprire la parte di cui è carente la mandante.

È questo il principio affermato dall' adunanza plenaria del Consiglio di stato (con la pronuncia 6/2019) che ha affrontato, con riguardo a un appalto di lavori, il tema della carenza dei requisiti di qualificazione, rispetto alla quota di lavori dichiarati, da parte di un componente di un raggruppamento di costruttori. Il giudici di Palazzo Spada hanno precisato, in particolare, che se una delle imprese raggruppate non è in possesso di requisiti sufficienti per svolgere la quota di lavori dichiarati in sede di offerta, l' esclusione dalla gara deve essere comminata nei confronti dell' intero raggruppamento temporaneo. L' adunanza plenaria non offre alcuno spazio per soluzioni di compromesso, neanche rispetto ad una ipotetica verifica da parte della commissione di gara in relazione al rilievo e all' entità della carenza del requisito, così come con riguardo alla possibilità che un' altra impresa del raggruppamento possa coprire i requisiti mancanti essendo in possesso di requisiti «sovrabbondanti» rispetto a quelli richiesti dal bando. La sentenza era stata richiesta preliminarmente da una sezione dello stesso Consiglio di stato per risolvere il contrasto di giurisprudenza fra un orientamento improntato a una lettura restrittiva della disposizione (precisa corrispondenza fra requisiti e quote dichiarate) e un secondo e più flessibile indirizzo interpretativo che riteneva legittimi piccoli scostamenti a condizione che il raggruppamento nel suo complesso copra tutti i requisiti richiesti dal bando. Nella sentenza si legge che, per i lavori, l' art. 92 del dpr 207/2010 (ancora in vigore) riconosce ai raggruppamenti la possibilità di suddividere in piena libertà le quote di lavori tra le imprese con un paletto ben preciso: il rispetto dei requisiti di qualificazione posseduti dalle singole imprese.

A cura di Italia Oggi pag.43 del 05/04/2019 – autore ANDREA MASCOLINI   


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