Decreto parametri derogabile

Tipologia
Notizia
Data
04/04/2019

Possibili remunerazioni più basse se c'è una motivazione

Il decreto che fissa i parametri per i compensi di ingegneri e architetti nelle gare pubbliche non contiene minimi inderogabili ed è ammessa la fissazione di compensi più bassi ma in presenza di condizioni che lo legittimino motivatamente. È quanto si legge nell'ultima sentenza del Consiglio di stato (29 marzo 2019, n. 2094) che affronta il delicatissimo tema dei compensi dei progettisti di opere pubbliche. A fronte di un tetto massimo, fissato dalla regione nell'8% a valere su fondi europei, un comune del teramano aveva indetto una gara applicando l'indicazione regionale e giungendo alla cifra di 228 mila euro come compenso a base di gara per progettazione definitiva ed esecutiva, direzione lavori, contabilità e collaudo tecnico–amministrativo. L'importo veniva giudicato particolarmente esiguo (almeno il 40% in meno del calcolo «pieno») e non conforme al dm «parametri» nel ricorso presentato dagli ordini provinciali degli ingegneri e degli architetti di Teramo. Nel ricorso si eccepiva la violazione dell'articolo 24, comma 8 del codice appalti, la carenza di motivazione rispetto alla soglia dell'8% e il fatto che i compensi così definiti «non garantiscono la qualità delle prestazioni professionali». Il Consiglio di stato ribalta il verdetto del Tar Abruzzo che aveva accolto il ricorso riconoscendo che non si sarebbe garantita la qualità delle prestazioni. Per i giudici di secondo grado non è vero che vi sia stata «l'elaborazione di nuovi parametri per l'individuazione dei compensi professionali da corrispondere ai professionisti contraenti»; vi è stata invece «solamente la determinazione, del tutto legittima, della quota - parte del finanziamento a valere sul Fsc, scelta giustificata dall'intento di realizzare il maggior numero di interventi possibili, senza, peraltro, comprimere in maniera eccessiva i corrispettivi dovuti ai professionisti che contribuiscono all'esecuzione dell'intervento». Per quel che riguarda la norma del codice il Consiglio di stato precisa come sia «indubbio» che «il legislatore abbia inteso fare delle tabelle ministeriali il punto di partenza di ogni determinazione sui corrispettivi dovuti ai professionisti così che le stazioni appaltanti possano procedere a determinazioni dei corrispettivi professionali in via forfettaria, ma da ciò non può ricavarsi un divieto imperativo di non discostarsi dalle tabelle ministeriali», né «che i corrispettivi posti dalle tabelle ministeriali costituiscano minimi tariffari inderogabili». Ovviamente occorrono elementi specifici e motivabili per calcolare in riduzione i compensi ma, si ribadisce nella sentenza, «la disposizione è chiara nell'imporre alle stazioni appaltanti di utilizzare i corrispettivi previsti dalle tabelle ministeriali solo quale parametro iniziale del calcolo del compenso da porre a base di gara, con possibilità di apportare riduzioni percentuali giustificate dalle ragioni che esse potranno discrezionalmente sviluppare». Esiste infine l'articolo 24, comma 8-ter, «introdotto dal correttivo al codice, che ha stabilito che il corrispettivo per i servizi di ingegneria ed architettura non può coincidere con il rimborso, ma restano valide le considerazioni sulla serietà dell'offerta».

A cura di Italia Oggi pag.38 del 03/04/2019 – autore ANDREA MASCOLINI   


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