Codice appalti, regolamento unico per ridimensionare il ruolo Anac

Tipologia
Notizia
Data
21/03/2019

Nel tormentato decreto legge sblocca cantieri non c' è solo la lite sui commissari. C' è una prima parte condivisa e consolidata: la riforma del codice appalti che il governo è convinto possa velocizzare i lavori.

Una quarantina di norme che riscrivono radicalmente le regole degli appalti, con limitati fronti di tensione fra M5s e Lega: quelli più vistosi sono il limite del subappalto al 30% (che M5s vuole mantenere e la Lega eliminare) e la norma ammazza-gare che avrebbe alzato a 5 milioni la soglia per affidare i lavori senza gara formale, con una procedura negoziata (la vecchia trattativa) aperta a cinque imprese. Mentre sulla prima si continua a discutere ed è stato uno dei motivi di stallo del Cdm di ieri, la seconda è stata eliminata. La norma arrivava da un "pacchetto Tria" per il rilancio degli investimenti e della crescita ma è stata cassata dal decreto per una forte opposizione pentastellata. Le reazioni delle imprese e dei sindacati erano andati nella stessa direzione. Sostanziale sintonia fra i due partner di governo sul resto dell' impianto. L' obiettivo è ribaltare l' assetto organizzativo creato dal codice appalti approvato dal governo Renzi.

La riforma del governo Conte punta a sfoltire le norme nazionali che appesantiscono rispetto alle direttive Ue (il cosiddetto gold plating) e soprattutto a ridimensionare i poteri dell' Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone. Nell' attuale codice l' Anac è il perno centrale, dotato di poteri regolatori (attraverso le linee guida) oltre che di vigilanza. Il governo vuole eliminare i primi, tornando a una impostazione classica, in cui è il governo a dettare l' attuazione del codice. La sintonia fra i partner politici non vuol dire che il provvedimento proceda senza difficoltà. Il disegno era assorbire e modificare i decreti ministeriali e le linee guida Anac approvate finora (o in corso di approvazione) agendo con un decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) che avrebbe dovuto approvare un regolamento attuativo unico. Ma i regolamenti veri e propri sono approvati con decreto del Presidente della Repubblica (Dpr) e hanno un iter di approvazione più rigido e complesso.

Ed è stato proprio il Colle a far notare l' incongruità fra l' obiettivo del regolamento generale attuativo unico e la forma del Dpcm. La norma di legge è stata corretta (e anche spostata in avanti nell' articolato) e il regolamento sarà quindi approvato con Dpr. Il regolamento generale segna un ritorno alla tradizione rispetto ai tentativi di soft law flessibile inaugurati con il codice del 2015. Basta uno sguardo all' indietro per vedere come abbia funzionato in passato la tradizione. La legge fondamentale sui lavori pubblici è del 1865, approvata appena fatta l' Italia, e aveva un regolamento generale che fu approvato trenta anni dopo, nel 1895. Tempi più brevi, "solo" cinque anni per approvare il regolamento generale della legge Merloni, dal 1994 al 1999, mentre l' ultimo regolamento generale, quello del «codice De Lise» del 2006 aveva visto la luce quattro anni dopo, nel 2010. Il premier giura che qui il processo sarà molto più veloce proprio perché si avvarrà del lavoro già fatto. Abbastanza solide le altre norme.

Per le trattative private la soglia resta a 350mila euro, come fissata dalla legge di bilancio. Il subappalto - aldilà del limite del 30% - sarà comunque più facile con l' eliminazione della terna che oggi le imprese devono indicare già in gara (norma contestata dalla lettera di messa in mora della commissione Ue). Torna prioritario il massimo ribasso, mentre si ritocca il meccanismo di individuazione ed esclusione automatica delle offerte anomale. Il massimo ribasso è stato per anni la norma più contestata, ora si preferisce all' offerta economicamente più vantaggiosa (forse soprattutto perché non ha bisogno di commissioni di gara che valutino discrezionalmente le offerte). Per semplificare si introduce anche una norma pericolosa: la possibilità per la stazione appaltante di verificare i requisiti delle offerte proponenti dopo l' apertura delle buste (con la possibilità per imprese che non hanno i requisiti di influenzare le medie delle offerte). Una semplificazione doverosa è quella degli appalti per manutenzioni ordinarie e straordinarie sulla base del progetto definitivo e non esecutivo.

A cura del Sole 24 Ore pag. 2 del 21/03/2019 – autore Giorgio Santilli

 


Loading...