Codice appalti prima delle Europee

Tipologia
Notizia
Data
27/02/2019

Modificare il codice degli appalti prima delle elezioni europee. Ma senza pregiudicare il lavoro delle imprese e garantendo la continuità delle opere.

L' obiettivo è il sostegno alla liquidità delle aziende edili; per questo, è ipotizzabile la costituzione di un fondo dedicato al comparto delle costruzioni. E' l' annuncio fatto dal viceministro alle infrastrutture e trasporti Edoardo Rixi, intervenuto durante «verso il Festival del lavoro», l' evento organizzato dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro andato in scena ieri a Genova.

«Vogliamo intervenire prima delle europee, almeno con alcune modifiche che ci permettano di sbloccare una serie di fondi. Vogliamo farlo con dei cambiamenti puntuali, che non obblighino l' impresa a ristudiarsi un nuovo codice degli appalti. Questo per evitare la chiusura di progetti già avviati». Un altro aspetto trattato dal viceministro è il sostegno alla liquidità delle piccole e medie imprese che intraprendono gare pubbliche: «è fondamentale riuscire ad erogare liquidità alle imprese, in particolare quelle edili.

Le possibilità sono molte: si potrebbe arrivare alla definizione di un fondo destinato proprio a questo obiettivo. Ma, in generale, bisogna eliminare concetti come quello del massimo ribasso, che nella sostanza è ancora presente. Le direttrici fondamentali sono certezza dei tempi, progettazione di qualità e rispetto dei margini aziendali; realizzare opere pubbliche non deve essere un' esclusiva dei grandi gruppi».

L' annuncio è stato accolto con favore da Armando Zambrano, coordinatore della Rete delle professioni tecniche che, però, alza l' attenzione sulla centrale unica di progettazione: «accogliamo con favore la possibile modifica del codice, basta che non venga snaturato il principio fondante del progetto, ovvero la centralità della progettazione, che vuol dire fare progetti di qualità che rispettino tempi e costi prestabiliti, redatti da professionisti.

La centrale unica di progettazione», conclude Zambrano» sotto questo aspetto, non è la soluzione migliore perché non avrà le condizioni e le capacità per coordinare progetti in tutta Italia e potrebbe creare delle disparità a livello territoriale».

A cura di Italia Oggi pag.40 del 27/02/2019 – autore MICHELE DAMIANI 


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