Negli appalti obbligo di dichiarare anche il rinvio a giudizio per turbativa d'asta

Tipologia
Notizia
Data
04/02/2019

È un obbligo dell' impresa dichiarare la sottoposizione a giudizio penale per un reato attinente allo specifico settore dei contratti pubblici (come la tentata turbativa degli incanti) trattandosi di circostanza rilevante sul giudizio di ammissione anche se non idonea a determinare in via automatica la esclusione.

Lo stabilisce il Tar Toscana - Firenze con la 53/2019 della Sezione I . Il caso Nel caso affrontato dal Tar Toscana la Pa ha provveduto alla revoca dell' aggiudicazione definitiva in quanto la Società vincitrice non avrebbe dichiarato in sede di domanda di partecipazione il rinvio a giudizio di un proprio amministratore in violazione del protocollo di legalità che si era obbligata ad osservare e degli obblighi di informazione preventiva di cui all' articolo 80, comma 5, lett. c, del Codice dei contratti pubblici. Per il Giudice amministrativo pur non essendo il rinvio a giudizio espressamente contemplato nell' ambito della modulistica predisposta dalla stazione appaltante, gli obblighi di correttezza e buona fede imponevano alla concorrente di rendere la Pa edotta di circostanza di sicuro rilevo ai fini della stipula del contratto. La decisione La questione giuridica giunta all' attenzione del Giudice amministrativo toscano riguarda l' immanenza di un obbligo dichiarativo in capo all' operatore economico di procedimenti penali pendenti a carico dell' amministratore della società riferiti ad imputazioni per reati attinenti allo specifico settore degli appalti pubblici. La sentenza si cimenta sulla portata applicativa dell' articolo 80, comma 5 lett. c), del Dlgs n. 50 del 2016 recante la norma che prescrive l' esclusione dell' operatore economico nelle ipotesi in cui l' amministrazione dimostri con mezzi adeguati che l' operatore economico si è reso colpevole di gravi illeciti professionali tali da rendere dubbia la sua affidabilità o integrità. Ad avviso del Giudice amministrativo l' obbligo di dichiarare l' intervenuto rinvio a giudizio di un proprio amministratore per il reato di turbata libertà degli incanti sussiste in forza dei principi di correttezza e buona fede che impongono all' operatore economico l' obbligo di rendere edotta l' amministrazione di tutti i fatti e le circostanze rilevanti al fine di valutarne l' affidabilità e l' integrità. Per sostenere la propria decisione il Tar Toscana afferma che al di là dei casi in cui ricorra una fattispecie tipizzata dall' articolo 80, comma 5 lett. c (illecito professionale che abbia dato luogo ad una risoluzione o ad altra sanzione giudizialmente 'confermata') - residua in capo alla stazione appaltante il potere di operare una valutazione discrezionale sulla gravità dell' illecito, fornendo adeguata motivazione sulla incidenza dell' inadempimento sull' affidabilità del concorrente. Il Giudice toscano, confermando che la stazione appaltante possa dare rilevo ad elementi gravi suscettibili di minare sulla integrità e/o affidabilità del concorrente in rapporto allo specifico contratto, ha stabilito che anche il rinvio a giudizio per fatti di grave rilevanza penale al pari della adozione di un' ordinanza di custodia cautelare a carico dell' amministratore della società interessata, ancorché non espressamente contemplato quale causa di esclusione dalle norme che regolano la aggiudicazione degli appalti pubblici, può astrattamente incidere sulla moralità professionale dell' impresa con conseguente legittimità di un provvedimento di esclusione, sancendo a proposito l' obbligo dichiarativo in capo all' operatore economico. In altri termini il Giudice amministrativo fa derivare dalla rilevanza valutativa ai fini della integrità morale di un fatto processuale ovvero di un provvedimento interinale oppure cautelare (rinvio a giudizio o applicazione di misure cautelari) l' obbligo dell' operatore economico di dichiarare in sede di gara tali accadimenti.

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 04/02/2019 - autore GIOVANNI NICODEMO


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