Lavori, pagamenti tempestivi

Tipologia
Notizia
Data
28/12/2018

È illegittima la prassi di effettuare pagamenti del saldo dei lavori decorsi 4/5 mesi dalla loro realizzazione; la regola del pagamento entro 30 o 60 giorni dalla ricezione della fattura non è negoziabile, né derogabile dalle parti contrattuali.

Lo afferma la Commissione dell' Unione europea in un recente parere che è stato reso con riguardo ad alcune previsioni contenute nei contratti standard di Anas e Rfi che erano state segnalate il mese scorso a Bruxelles da parte dell' Ance, l' Associazione dei costruttori edili, ancorché riferite a due distinte procedure di gara. La situazione della normativa europea è assolutamente chiara ed è contenuta nella direttiva sui ritardati pagamenti ove si dispone che le autorità pubbliche debbano eseguire i pagamenti non oltre 30 o 60 giorni dalla data di ricevimento della fattura o, se del caso, al termine della procedura di verifica della corretta prestazione delle attività oggetto del contratto. A livello normativo l' Italia è stata però fin dall' inizio al centro delle attenzioni dell' Unione europea: dopo una prima procedura di infrazione avviata ad inizio 2017 e in attesa di pronuncia della Corte di giustizia sulle modalità di recepimento della direttive europea, nel luglio 2017 la Commissione aveva inviato una lettera di costituzione in mora all' Italia (primo passo per l' apertura della procedura) rispetto a duna disposizione inserita nel decreto correttivo del codice appalti (l' articolo 113-bis) con la quale sono stati estesi di 30 giorni i tempi di gestione del pagamento delle fatture per stato avanzamento lavori negli appalti pubblici. Le autorità italiane avevano sostengono che tale ulteriore periodo fosse necessario ai fini delle verifiche, anche qualora fossero già state svolte nel corso delle diverse fasi di realizzazione delle opere pubbliche. Successivamente la legge di bilancio per il 2018 ha riportato il termine a 30 giorni, ma ha anche previsto che a partire dal 1° marzo di quest' anno, l' amministrazione debba controllare se il privato risulti inadempiente la versamento di un importo superiore a 5 mila euro relativo a una o più cartelle esattoriale, prima di poter effettuare il pagamento. Nel caso poi la verifica risultasse positiva il pagamento dovrebbe essere sospeso fino a 60 giorni per permettere all' Agenzia delle entrate di pignorare la somma. Nonostante la modifica la Commissione europea è comunque rimasta dell' avviso che l' Italia non ha posto in essere misure incisive per assicurare la tempestività dei pagamenti. Da qui, di recente, la presentazione di un emendamento alla legge di delegazione europea con la quale si prevede che il certificato di pagamento debba essere emesso nello stesso momento in cui si emette il Sal (Stato avanzamento lavori) e che la stessa cosa avvenga per il saldo (da emettersi entro sette giorni dalle verifica di conformità o del collaudo. La modifica dovrebbe, rettificando l' articolo 113-bis. Venendo invece al caso sollevato dall' Ance, il parere reso dagli Uffici della Commissione interviene direttamente sulle clausole contrattuali e recita che «la Direttiva prevede (articolo 4 (3) a) iv) che il termine di pagamento non può superare i 30 giorni di calendario dalla data di accettazione o verifica» e che «la direttiva non ammette nessun accordo contrattuale fra il debitore (se questo è una pubblica amministrazione) e il creditore riguardo la data di ricevimento della fattura». Si tratta quindi di condizioni non negoziabili fra le parti. 

 

A cura di Italia Oggi del 28/12/2018 pag. 44


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