Appalti, l'impugnazione dell'esclusione decorre dalla piena conoscenza del provvedimento

Tipologia
Notizia
Data
10/12/2018

Nel caso in cui il rappresentante dell' impresa assista alla seduta in cui vengono adottate determinazioni in ordine all' esclusione della propria offerta, è in tale seduta che l' impresa acquisisce la piena conoscenza del provvedimento ed è dalla data della stessa seduta che decorre il termine per impugnare il medesimo provvedimento, trattandosi di determinazione immediatamente lesiva e malgrado il carattere endoprocedimentale dell' atto della commissione di gara.

È quanto afferma il Tar Lazio, Sezione III quater, con la sentenza n. 11689/2018 .
L' approfondimento Il Tar del Lazio è intervenuto sulla decorrenza del termine d' impugnazione dell' esclusione nel caso di presenza in gara di un rappresentante dell' impresa interessata e sulla nozione di «piena conoscenza».
La decisione Nel dichiarare l' inammissibilità del ricorso, il Collegio ha avuto modo di rilevare come la piena conoscenza delle motivazioni dell' atto di esclusione implichi la decorrenza del termine decadenziale a prescindere dall' invio di una formale comunicazione ai sensi dell' articolo 79, comma 5, del Dlgs n. 163 del 2006 (applicabile ratione temporis ). Per il Collegio, infatti, nel settore degli appalti l' articolo 120, comma 5, del c.p.a., non prevede forme di comunicazione 'esclusive' e 'tassative', quindi non incide sulle regole processuali generali del processo amministrativo (articolo 41, comma 2, c.p.a.), quale quella della possibilità che la piena conoscenza dell' atto, al fine del decorso del termine di impugnazione, sia acquisita con forme diverse di quelle delle disposizioni del citato articolo 120.
Conseguentemente, laddove il rappresentante dell' impresa abbia assistito alla seduta in cui vengono adottate determinazioni in ordine all' esclusione della sua offerta, è in tale seduta che l' impresa acquisisce la piena conoscenza del provvedimento ed è dalla data della stessa seduta che decorre il termine per impugnare il medesimo provvedimento, trattandosi di determinazione immediatamente lesiva e malgrado il carattere endoprocedimentale dell' atto della commissione di gara. Per il Collegio, inoltre, non risulterebbe essere conferente l' argomentazione della ricorrente secondo la quale non essendo state comunicate le ragioni in base alle quali la Commissione aveva ritenuto che l' offerta tecnica dell' impres non raggiungeva il punteggio minimo previsto dalla lex specialis , il termine decadenziale non poteva decorrere da tale data, bensì dalla data di accesso agli atti.
Conclusioni Alla luce di queste premesse, ne deriva l' incondivisibilità della tesi ricorrente laddove infatti, la «piena conoscenza» - cui fa riferimento l' articolo 41 comma 2, c.p.a. per individuare il dies a quo dell' impugnazione - non può essere intesa quale conoscenza integrale del provvedimento, che si intende impugnare e delle sue motivazioni, atteso che - per individuare il dies a quo di decorrenza - basta la percezione dell' esistenza di un provvedimento amministrativo e degli aspetti che ne rendono evidente l' immediata e concreta lesività per la sfera giuridica dell' interessato, al fine di garantire l' esigenza di certezza giuridica connessa alla previsione di un termine decadenziale per l' impugnativa degli atti amministrativi, senza che ciò possa intaccare il diritto di difesa in giudizio ed al giusto processo, garantiti invece dalla congruità del termine temporale per impugnare, decorrente dalla conoscenza dell' atto nei suoi elementi essenziali e dalla possibilità di proporre successivi motivi aggiunti.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 11/12/2018 - autore GUIDO BEFANI


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