Legittima la deroga motivata al frazionamento dell'appalto in lotti

Tipologia
Notizia
Data
06/12/2018

Il principio della suddivisione in lotti non è assoluto e inderogabile, in quanto la decisione di frazionare o no un appalto di grosse dimensioni è una scelta discrezionale della stazione appaltante, da assumersi con la determinazione che approva il bando di gara e gli atti conseguenti.

Di conseguenza il frazionamento, se opportunamente motivato, è sindacabile soltanto nei limiti della ragionevolezza e proporzionalità, oltre che per l' adeguatezza della relativa istruttoria. Sulla base di queste argomentazioni il Tar Sicilia, con la sentenza n. 2452/2018 rigetta il ricorso di un consorzio di imprese presentato contro gli atti di una gara telematica indetta dalla Regione Sicilia, nella veste di centrale unica di committenza, per la fornitura di servizi integrati mediante convenzione, relativi alla gestione e manutenzione delle apparecchiature elettroniche per le aziende sanitarie e ospedaliere della zona. Si tratta di una gara importante suddivisa in 4 lotti, da espletarsi mediante procedura aperta, nonché finalizzata a sopperire al fabbisogno di numerose aziende sanitarie situate sull' intero territorio regionale, per un importo complessivo superiore a 200 milioni di euro. I motivi del ricorso Il consorzio ricorrente, rappresentativo degli interessi delle piccole e medie imprese, impugna sia il decreto con il quale l' Assessore regionale dell' economia ha individuato le categorie merceologiche dei beni e servizi per l' acquisto dei quali la Centrale unica di committenza viene chiamata a provvedere, sia il decreto con il quale il dirigente di quest' ultima ha indetto la gara, sulla base delle direttive impartite. I motivi del ricorso sono per lo più legati a un' asserita violazione e falsa applicazione dell' articolo 51 del Dlgs 50/2016 (codice dei contratti), che denota l' intento legislativo di agevolare la libera concorrenza favorendo l' accesso al mercato delle piccole e medie imprese. Cosa prevede la norma Secondo questa disposizione, le stazioni appaltanti suddividono gli appalti in lotti funzionali, motivando l' eventuale determinazione difforme, in modo che il valore dei lotti sia idoneo a garantire la massima partecipazione alle gare. La norma prevede che le stazioni appaltanti devono indicare nel bando se le offerte possono essere presentate per un solo lotto, per alcuni lotti o per tutti, e che gli enti possono, anche ove esista la facoltà di presentare offerte per alcuni o per tutti i lotti, limitare il numero di lotti che possono essere aggiudicati a un solo offerente (cosiddetto vincolo di aggiudicazione). Lo spirito della legge, di derivazione comunitaria, si ispira al principio di fondo secondo cui riducendo il numero delle stazioni appaltanti si ottengono rilevanti vantaggi, tra i quali la razionalizzazione e l' efficientamento dei costi in conseguenza delle economie di scala, nonché, sotto l' aspetto delle risorse umane, la professionalizzazione degli addetti alla gestione delle gare. Questo scopo normativo non riveste però un valore assoluto, in quanto esso va opportunamente contemperato con una serie di interessi contrapposti, anch' essi tutelati dall' ordinamento giuridico e volti a salvaguardare il gioco della libera concorrenza. Sotto questo profilo, è fuor di dubbio che l' accentramento delle gare può sortire l' effetto collaterale di limitare l' accesso alle commesse pubbliche alle sole imprese di rilevanti dimensioni, penalizzando quelle di esigua entità e modesto fatturato. La decisione Il Tar di Palermo, dopo un' accurata disamina della procedura impugnata, afferma la legittimità dell' operato della stazione appaltante che ha indetto una gara suddivisa in lotti di rilevanti dimensioni. Secondo il collegio, la Regione non ha violato l' articolo 51 del codice dei contratti perché l' indizione della gara è stata preceduta da un' attenta ricognizione dei bisogni delle aziende, le cui apparecchiature sono state suddivise in varie fasce, a ognuna delle quali è stata attribuita una percentuale di costo della manutenzione riferita al prezzo di acquisto oppure, ove mancante, a quello medio di rinnovo dell' apparecchiatura. Questa cautela seguita dall' ente è intesa dai giudici quale segno eloquente che la pubblica amministrazione ha posto in essere un' adeguata istruttoria prima di suddividere l' appalto in lotti e ha motivato in modo ragionevole la propria determinazione. A margine della decisione, il collegio rileva che «non esiste () una dimensione "legittima" in termini assoluti del lotto, in quanto il punto di equilibrio tra l' interesse alla centralizzazione della gara e quello alla partecipazione delle Pmi deve essere sempre individuato in concreto dalla stazione appaltante e il giudice deve limitarsi a verificare che la determinazione non sia palesemente illogica o irragionevole». La pronuncia, in definitiva, ridimensiona sensibilmente l' obbligo di frazionare l' appalto in lotti, purché la decisione di mettere a gara commesse di considerevole importo sia adeguatamente motivata in sede istruttoria, evidenziando le sinergie e le economie di scala che l' aggregazione delle forniture può comportare.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 06/12/2018 - autore MICHELE NICO


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