Appalti, contratti liberi

Tipologia
Notizia
Data
20/11/2018

L' appaltatore non è tenuto ad applicare il contratto collettivo del committente.

Anche quando le prestazioni possono apparire del tutto omogenee o comparabili, appaltatore e committente hanno facoltà di determinare le retribuzioni dei propri lavoratori, impiegati anche nello stesso appalto, con possibili divaricazioni salariali. A spiegarlo è la Fondazione studi dei consulenti del lavoro nella circolare n. 18 di ieri, con le risposte ai quesiti in materia di novità introdotte dal Decreto Dignità (dl n. 87/2018 convertito dalla legge n. 96/2018). L' appalto non è somministrazione. Il chiarimento risponde proprio alla domanda sull' esistenza dell' obbligo, per l' appaltatore, di applicare il contratto collettivo del committente. Diversamente da quanto accade nel contratto di somministrazione di lavoro, spiega la Fondazione, negli appalti non c' è questo obbligo e il compito di fissare le retribuzioni minime dei lavoratori impiegati nell' appalto è affidata alla contrattazione collettiva. Da ciò possono scaturire divaricazioni salariali, anche all' interno di uno stesso appalto, tra dipendenti del committente e quelli dell' appaltatore, le cui prestazioni possano apparire astrattamente omogenee o comparabili. Per la Fondazione, tale conclusione deriva dall' art. 1, comma 1175, della legge n. 296/2006 il quale, nel dettare le condizioni per la fruizione dei benefici normativi e contributivi, stabilisce l' obbligo del rispetto «degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale», quindi favorendo l' applicazione delle tariffe retributive previste dalla contrattazione collettiva e il rispetto delle norme contrattuali relative al personale nei casi di cambio di appalto. Somministrazione stagionali. Altro chiarimento riguarda la possibilità di utilizzare la somministrazione a termine anche per le attività stagionali. In tal caso, spiega la Fondazione, i contratti di somministrazione fanno numero ai fini del rispetto dei limiti quantitativi, a differenza dei contratti a termine stagionali per i quali, invece, trova applicazione la deroga ex art. 23, comma 2, lett. c, dlgs n. 81/2015. Senza causale fino a 24 mesi. Altro caso chiarito dalla Fondazione riguarda la possibilità di fare due assunzioni a termine, di 12 mesi ciascuna, senza causale, con lo stesso dipendente ma per diverse mansioni. Secondo la Fondazione la cosa è possibile, poiché la norma che impone la causale al superamento dei 12 mesi si riferisce a «mansioni di pari livello e categoria legale» (e non a qualunque mansione com' era prima della riforma del Jobs Act). Tuttavia avverte che, in tal caso, il datore di lavoro avrà l' onere di dimostrare l' effettività delle diverse mansioni e della diversa categoria legale.

 

A cura di ItaliaOggi del 20/11/2018 pag. 37 - autore DANIELE CIRIOLI


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