No all'accesso generalizzato dell'appaltatore che cerca informazioni per la nuova gara

Tipologia
Notizia
Data
14/11/2018

L' accesso civico generalizzato, inteso come prerogativa per esercitare un controllo sociale sull' attività amministrativa della pubblica amministrazione e sulle modalità di spendita delle risorse pubbliche non può essere invece utilizzato per «acquisire informazioni utili con riguardo all' esecuzione del precedente appalto» finalizzate alla partecipazione al nuovo appalto. In questo senso si è espresso il Tar Marche, Ancona, sezione I, con la sentenza n. 677/2018.

La questione Il giudice marchigiano, come già avvenuto con la sentenza del Tar Emilia Romagna, Parma, n. 197/2018, esclude che l' accesso civico generalizzato, ovvero l' accesso ai dati/documenti comunque detenuti dalla pubblica amministrazione relativa alla propria attività, possa esercitarsi anche nei confronti degli atti dell' appalto, ivi compresi mandati di pagamento e provvedimenti relativi all' esecuzione del contratto. La sentenza aderisce all' orientamento restrittivo del giudice emiliano evidenziando che la disciplina specifica del procedimento di accesso agli atti della gara costituisce uno dei casi di esclusione dall' accesso civico generalizzato in base all' articolo 5-bis, comma 3, del decreto legislativo 33/2013. Per il comma citato, infatti, tra gli altri la fattispecie dell' accesso generalizzato è esclusa nei casi in cui l' accesso risulti «subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti». E l' articolo 53 del codice dei contratti deve essere considerata, appunto, disciplina specifica.

Le motivazioni dell' accesso civico generalizzato Oltre alla conferma di quanto già evidenziato dal giudice emiliano, il giudice marchigiano però puntualizza importanti considerazioni sulla motivazione che comunque deve sorreggere l' istanza di accesso civico generalizzato. Pur non essendo tenuto, il ricorrente nell' istanza ha precisato che la richiesta di accesso agli atti era da intendersi come finalizzata al reperimento di informazioni utili per la partecipazione ad una nuova gara bandita dalla stessa stazione appaltante. La legittimazione, secondo il ricorrente, doveva ritenersi fondata dal «fatto di essere un operatore del settore, invitato fra l' altro alla nuova gara indetta dallo stesso» Comune. È proprio questa motivazione che secondo quanto si legge in sentenza non può essere accettata in quanto diretta a "distorcere" le finalità dell' accesso civico generalizzato.
Il giudice, infatti, ha rilevato che l' istanza del ricorrente è stata proposta «in stretta correlazione con la nuova gara indetta dal Comune ()» risultando «finalizzata, non ad un controllo sul perseguimento di funzioni istituzionali o sull' utilizzo di risorse pubbliche» che costituisce l' autentica finalità di controllo sociale dell' accesso civico generalizzato. In concreto, si è cercato di azionare la fattispecie per «acquisire informazioni utili con riguardo all' esecuzione del precedente appalto (per esempio, al fine di verificare se la ditta controinteressata - che quasi certamente parteciperà alla nuova selezione - abbia commesso errori professionali gravi, tali da determinarne l' esclusione dalla nuova procedura)». La richiesta, evidentemente, viene respinta e ricondotta all' ambito naturale della legge 241/90 la cui legittimazione - in questo caso imprescindibile - e fondamento devono essere attentamente valutate dal Rup dell' appalto.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 14/11/2018 - autore STEFANO USAI


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