Gare, la moralità professionale va verificata anche in capo all'organismo di vigilanza

Tipologia
Notizia
Data
18/10/2018

Ai fini della partecipazione alla gara occorre dichiarare la sussistenza di requisiti di ordine generale di cui all' articolo 80 del Codice dei contratti pubblici anche in relazione ai soggetti facenti parte dell' organismo di vigilanza ai sensi del Dlgs n. 231 del 2001.

È questo il principio affermato dal Tar Lazio, Roma, con la sentenza n. 9701/2018 . Il caso All' esito delle operazioni di verifica della documentazione amministrativa presentata nell' ambito della procedura aperta per l' affidamento del servizio di Contact center di Inps - Equitalia, per un importo a base d' asta di oltre 220 milioni di euro, veniva approvato l' elenco dei concorrenti ammessi ed esclusi dalla gara, pubblicato ai sensi di quanto previsto dall' articolo 29 del Codice dei contratti pubblici. Una delle imprese concorrenti impugna il provvedimento di ammissione lamentando, tra l' altro, che una delle imprese ammesse alle successive fasi della gara in realtà non avevano correttamente dichiarato il possesso dei requisiti di ordine generale in capo ai componenti dell' organismo di vigilanza ai sensi del Dlgs n. 231 del 2001. Viene lamentato, in particolare, che l' impresa concorrente aveva dato atto dell' avvenuta predisposizione del modello 231 ma non aveva indicato il soggetto che svolgeva le funzioni di controllo. Non era stato dichiarato, inoltre, il possesso dei requisiti in capo ai soggetti che esercitano funzioni di controllo cessati dalla carica nell' anno precedente dalla pubblicazione del bando quali il sindaco cessato nell' anno antecedente la pubblicazione del bando ed i due sindaci supplenti, pure essi cessati nell' anno antecedente al bando. Le indicazioni fornite dall' Anticorruzione Sul tema, è utile ricordare, preliminarmente, che con comunicato del Presidente dell' Autorità nazionale anticorruzione dell' 8 novembre 2017 - che ha sostituito il comunicato del 26 ottobre 2016 - sono state fornite indicazioni sullo svolgimento delle verifiche sulle dichiarazioni sostitutive rese dai concorrenti ai sensi del Dpr n. 445/2000. Il decreto correttivo di cui al Dlgs n. 56/2017, infatti, ha introdotto nel Codice dei contratti, prima della locuzione «di direzione o di vigilanza», l' inciso «dei membri degli organi con poteri»: per l' Anac, tale aggiunta permette di individuare in maniera più chiara gli organi i cui membri sono interessati da tale previsione ovverosia, da un lato, il Consiglio di amministrazione e dall' altro gli organi con poteri di direzione e vigilanza. In particolare, le indicazioni fornite dalla norma devono essere interpretate avendo a riferimento i sistemi di amministrazione e controllo delle società di capitali disciplinati dal codice civile a seguito della riforma introdotta dal Dlgs n. 6/2003 e, precisamente: 1) sistema cosiddetto «tradizionale» (disciplinato agli articoli 2380-bis e ss. c.c.), articolato su un «consiglio di amministrazione" e su un «collegio sindacale»; 2) sistema cosiddetto «dualistico» (disciplinato agli articoli 2409-octies e ss. c.c.) articolato sul «consiglio di gestione» e sul «consiglio di sorveglianza»; 3) sistema cosiddetto «monistico» fondato sulla presenza di un «consiglio di amministrazione» e di un «comitato per il controllo sulla gestione» costituito al suo interno (articolo 2409-sexiesdecies, comma 1, c.c.). Da ciò consegue che la sussistenza del requisito di cui all' articolo 80, comma 1 del Codice dei contratti deve essere verificata in capo: 1) ai membri del consiglio di amministrazione cui sia stata conferita la legale rappresentanza, nelle società con sistema di amministrazione tradizionale e monistico (Presidente del Consiglio di Amministrazione, Amministratore Unico, amministratori delegati anche se titolari di una delega limitata a determinate attività ma che per tali attività conferisca poteri di rappresentanza); 2) ai membri del collegio sindacale nelle società con sistema di amministrazione tradizionale e ai membri del comitato per il controllo sulla gestione nelle società con sistema di amministrazione monistico; 3) ai membri del consiglio di gestione e ai membri del consiglio di sorveglianza, nelle società con sistema di amministrazione dualistico. La decisione Come accennato, nella fattispecie decisa dal Tar Lazio la ricorrente lamentava la violazione dell' articolo 80, comma 3 del Dlgs n. 50/2016 nella parte in cui vi si prevede la sussistenza di requisiti di moralità per i soggetti muniti di poteri di rappresentanza tra cui l' organismo di vigilanza ai sensi del Dlgs n. 231 del 2001. Con la pronuncia in rassegna il Giudice amministrativo dichiara tuttavia infondato il ricorso in quanto la censura sollevata dal ricorrente risultava smentita alla luce di quanto attestato all' interno del verbale con il quale la Commissione di gara aveva ammesso il concorrente in questione senza rilevare discrasie nella documentazione di gara. Il Tar sottolinea che, in via generale, la falsa attestazione sostitutiva di certificazione resa dal privato al fine di partecipare a una gara d' appalto, ai sensi dell' articolo 46 del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa di cui al Dpr n. 445/2000, integra il delitto di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico (Cassazione penale n. 15485/2009). Il Giudice amministrativo evidenzia, inoltre, che la carenza di un qualsiasi elemento formale avrebbe potuto essere sanata attraverso la procedura di soccorso istruttorio prevista dal legislatore con la norma di cui all' articolo 83, comma 9 del Dlgs n. 50/2016. In ogni caso, nel caso di specie il concorrente aveva dimostrato che sia il componente dell' Organismo di vigilanza che non aveva reso le dichiarazioni ex articolo 80, sia i sindaci cessati dalla carica, erano in realtà tutti effettivamente in possesso dei requisiti la cui mancanza era stata contestata in giudizio. Secondo la pronuncia in rassegna, peraltro, il possesso di tali requisiti era stato anche dimostrato dalle dichiarazioni rese ai sensi del Dpr n. 445/2000 in sede di ricorso, circostanza che, prosegue il Tar Lazio, di certo non ne sminuisce la pubblica fede.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 18/10/2018 - ILENIA FILIPPETTI


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