Gli appalti pubblici di servizi estendibili ad altri beneficiari

Tipologia
Notizia
Data
04/10/2018

Se un accordo quadro per l'affidamento di servizi prevede la facoltà di estensione ad altre stazioni appaltanti, occorre che le prestazioni siano comunque determinate fin dal momento della stipula dell'accordo Anche con riguardo ai contratti successivi stipulati con le altre amministrazioni.

È quanto ha affermato l'avvocato generale della Corte di giustizia europea nelle conclusioni illustrate ieri nella causa C 216/2017 (Antitrust e Coopservice). La questione rimessa al giudice europeo prendeva le mosse da una gara di appalto aggiudicata nel 2011 dall'Azienda sanitaria italiana per l'affidamento di servizi di sanificazione ambientale, raccolta e smaltimento rifiuti, aggiudicata a un raggruppamento temporaneo per il periodo 2012-2021, che dava luogo alla stipula di un accordo quadro. L'accordo prevedeva la possibile estensione (senza gara) ad altre Aziende sanitarie locali alle medesime condizioni dell'aggiudicazione e per un tempo pari alla residua durata del periodo contrattuale. L'accordo quadro precisava che l'aggiudicataria non era tenuta ad accettare la richiesta di estensione ma se avesse accettato avrebbe dato luogo a un «rapporto contrattuale autonomo», distinto da quello oggetto di aggiudicazione. Nel 2015 veniva utilizzata la facoltà di estensione e quindi venivano affidati senza procedura a evidenza pubblica ad altra azienda gli stessi servizi oggetto dell'accordo quadro per il periodo 2016-2021. A seguito di ricorso dell'affidatario dei servizi oggetto di affidamento prima del 2015 e dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, il Consiglio di stato chiedeva alla Corte europea di chiarire innanzitutto se fosse legittimo che la prima Asl potesse agire anche per altre Asl che non avevano sottoscritto l'accordo. A tale riguardo l'avvocato generale risponde positivamente: «la qualità di parte può essere acquisita senza che sia necessario sottoscrivere l'accordo quadro e persino senza aver preso direttamente parte alla stipulazione; occorre però che chi invoca tale condizione abbia acconsentito ad obbligarsi rispetto a quanto stipulato in tale accordo». Un secondo punto sollevato da giudice italiano riguardava l'indeterminatezza delle quantità delle prestazioni richieste dalle amministrazioni aggiudicatrici non firmatarie al momento della conclusione dei contratti autonomi successivi. Su questo profilo l'avvocato generale precisa che l'indicazione delle prestazioni è sempre obbligatoria e che nell'accodo quadro deve figurare sia il valore totale di tutti i servizi richiesti, sia il valore stimato dei contratti successivi. L'elemento della predeterminazione delle prestazioni assume particolare importanza anche in relazione ai molteplici accordi quadro affidati in questi ultimi due anni in Italia. Per l'avvocato generale soltanto con la determinazione delle prestazioni «trovano applicazione i principi di trasparenza e di parità di trattamento tra gli operatori interessati a partecipare all'accordo quadro e ai contratti da esso derivanti. Qualora non venga precisato il volume totale delle prestazioni gli offerenti difficilmente potranno valutare la convenienza della partecipazione alla gara».
Nelle direttive europee si fa riferimento a una certa flessibilità nella specificazione delle prestazioni, dice l'avvocato generale, e quindi nulla osta a che si calcoli la quantità delle prestazioni contrattuali ulteriori mediante riferimento al «fabbisogno ordinario» delle amministrazioni aggiudicatrici. Rimane però fermo che «tale fabbisogno deve essere un dato storico oggettivo e deve essere definito in modo chiaro e preciso dall'accordo quadro o dal relativo capitolato d'oneri».

 

A cura di Italia Oggi del 04/10/2018


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