Affidamenti in house con clausola di risoluzione in attesa delle risposte Anac sull'iscrizione all'e...

Tipologia
Notizia
Data
10/09/2018

L' entrata in vigore dell' obbligo di iscrizione agli elenchi gestiti dall' Anac per effettuare affidamenti diretti sta rischiando sul piano pratico di bloccare molte gestioni in house. Il problema è dovuto al ritardo accumulato dall' Authority nel trattamento e nelle conseguenti risposte da dare alle stazioni appaltanti in merito agli affidamenti attualmente pendenti.

Le domande d' iscrizione pervenute all' Anac alle quali non risulta ancora attribuita la data di inizio del procedimento sono numerosissime, nonostante siano state presentate da diversi mesi. Ci si chiede se possa valere l' istituto del «silenzio assenso», di cui però non c' è traccia nelle linee guida. Condizioni risolutive espresse Il perdurare della procedura istruttoria, e gli effetti negativi che può produrre il diniego all' iscrizione che non «consente () di effettuare gli affidamenti diretti» in base all' articolo 192, comma 1, secondo periodo, potrebbe rendere opportuno deliberare affidamenti in house che contemplino condizioni risolutive espresse in caso di futuro diniego. In questo modo le condizioni per la risoluzione del contratto sarebbero preordinate e non costituirebbero un pregiudizio alla società affidataria e all' ente affidante. Anche per gli amministratori pubblici si attenuerebbero gli effetti negativi che si potrebbero determinare con la revoca dell' affidamento per il diniego. Questa ipotesi può costituire l' unica soluzione realmente applicabile per gli amministratori e i tecnici delle stazioni appaltanti che hanno scelto la modalità di gestione in house invece dell' eventuale attesa della risposta dell' Anac o anche della pratica (utilizzata in alcuni casi) di affidare il servizio per frazioni di anno continuamente prorogati fino alla ricezione dell' esito dell' istanza di iscrizione. Il vantaggio della clausola Inoltre, il vantaggio di prevedere una clausola risolutiva espressa permetterebbe agli enti di assicurare il mantenimento della «continuità aziendale» e scongiurare il rischio di una potenziale interruzione di pubblico servizio a carico dell' amministrazione comunale, con le evidenti conseguenze anche in termini di responsabilità amministrativa. Questa soluzione offrirebbe maggiori certezze in un contesto che, anche solo facendo riferimento al tema della responsabilità, non appare per nulla chiaro agli operatori.

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 10/09/2018 - autore NICOLA TONVERONACHI


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