Non profit e Codice appalti, parola all'Anac

Tipologia
Notizia
Data
22/08/2018

Non rientrano nell' ambito di applicazione del Codice appalti le procedure di affidamento di servizi sociali prive di carattere selettivo, oppure volte ad affidare un servizio che sarà svolto dall' affidatario in forma integralmente gratuita. Viceversa, e procedure di affidamento dei servizi sociali contemplate nel Codice del terzo settore saranno soggette al Codice dei contratti pubblici, al fine di tutelare la concorrenza anche fra enti del terzo settore, quando il servizio sarà svolto dall' affidatario in forma onerosa. E in tale fattispecie rientra anche la mera corresponsione di rimborsi spese forfettari. In questi casi le amministrazioni, devono motivare il ricorso a tali modalità di affidamento, che, «in quanto strutturalmente riservate ad enti non profit, de facto privano le imprese profit della possibilità di rendersi affidatarie del servizio».

Lo ha chiarito il Consiglio di stato nel parere n. 2052/2018 reso dalla Commissione speciale di palazzo Spada lo scorso 26 luglio ma depositato il 20 agosto. A interpellare i giudici di palazzo Spada è stata l' Anac che ha chiesto chiarimenti sulla normativa applicabile agli affidamenti di servizi sociali alla luce del combinato disposto del Codice appalti (dlgs n.50/2016) e del Codice del terzo settore (dlgs n.117/2017). Il Consiglio di stato è intervenuto a dettare chiarimenti anche su quella che costituisce la più problematica modalità di gestione dei rapporti tra amministrazioni pubbliche ed enti del terzo settore, e cioè sulle convenzioni di cui all' art. 56 del dlgs. n. 117 del 2017. In particolare, a suscitare maggiori problemi interpretativi è il terzo comma dell' art. 56, secondo cui «l' individuazione delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale con cui stipulare la convenzione è fatta nel rispetto dei principi di imparzialità, pubblicità, trasparenza, partecipazione e parità di trattamento, mediante procedure comparative riservate alle medesime».

Il problema, osserva palazzo Spada, è che sono enunciati principi essenzialmente riconducibili nell' ambito dell' imparzialità e della trasparenza e «costituenti il contenuto imprescindibile di ogni procedimento di valutazione comparativa, o ad evidenza pubblica in senso ampio». Tuttavia, osservano i giudici, il procedimento volto alla scelta dell' organizzazione di volontariato o dell' associazione di promozione sociale per la stipula di una convenzione non è permeato dal principio di concorrenzialità, ma solamente da quello di parità di trattamento. Il Consiglio di stato suggerisce, qualora le circostanze evidenzino che il ricorso alla convenzione realizza un comportamento vietato in quanto distorsivo del confronto competitivo tra operatori economici, di rimettere alla valutazione dell' Anac la decisone di disapplicare l' art. 56 del dlgs. n. 117 del 2017 nella sede competente.

 

a cura di "ItaliaOggi" del 22/08/2018 pag. 29


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