Legittima la prequalifica dei concorrenti in seduta non pubblica

Tipologia
Notizia
Data
04/07/2018

La fase di prequalifica dei concorrenti costituisce una fase autonoma e distinta rispetto alle fasi propriamente inerenti all' espletamento della procedura di gara, trattandosi di una fase volta alla selezione delle imprese da invitare alla gara, ossia di una fase che non deve essere assistita da pubblicità e ciò in ragione non solo dell' insussistenza di una precisa norma che statuisca un obbligo di tale genere, ma anche del rispetto del principio di concorrenza.

È quanto afferma il Tar Lazio, Sez. I-bis, con la sentenza 6627/2018. L' approfondimento Il Tar del Lazio è intervenuto sui profili di legittimità dell' aggiudicazione nel caso in cui le sedute della commissione giudicatrice relative alla prequalifica dei concorrenti non siano state svolte in pubblica seduta. La decisione Nel dichiarare inammissibile il ricorso per carenza di interesse, il Collegio ha avuto modo di rilevare come, il ricorrente non abbia in alcun modo dimostrato la sussistenza di un interesse qualificato a conseguire l' annullamento dell' aggiudicazione e dell' intera procedura, ossia non abbia affatto provato l' esistenza di un indice di lesività specifico e concreto, idoneo a rivelare un concreto interesse all' annullamento e, quindi, alla rinnovazione della gara mediante la produzione di elementi oggettivi a supporto del vulnus subito, scaturente dalla comparazione con le situazioni delle altre concorrenti collocate in posizioni migliori. Per il Collegio, infatti, il partecipante alla gara, vantando un interesse del tutto distinto da quello pubblicistico di mera legalità dell' azione amministrativa, deve presentare un interesse primario ed immediato ad aggiudicarsi la gara medesima e, di conseguenza, deve sussistere un interesse all' impugnazione che non risulti incentrato su valutazioni meramente ipotetiche ed opinabili (cfr. Ad. Plen., sent. 26 aprile 2018, n. 4). Nel caso di specie, tuttavia, l' impossibilità di conseguire l' aggiudicazione scaturirebbe anche dall' infondatezza nel merito delle censure sollevate dal ricorrente sull' asserita violazione di numerose prescrizioni del Dlgs n. 50/2016, primariamente volte a garantire la pubblicità e la trasparenza nelle procedure di gara. A giudizio del Collegio, infatti, la fase di prequalifica costituisce una fase autonoma e distinta rispetto alle fasi propriamente inerenti all' espletamento della procedura di gara. Specificamente, si tratta di una fase volta alla selezione delle imprese da invitare alla gara, ossia di una fase che "non deve essere assistita da pubblicità" e ciò in ragione non solo dell' insussistenza di una precisa norma che statuisca un obbligo di tale genere ma anche del rispetto del principio di concorrenza. Conclusioni Alla luce di queste premesse, ne deriva che, in ragione della riscontrata infondatezza dell' impugnative proposte, anche la richiesta di risarcimento del danno non è meritevole di positivo riscontro. 

 

A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 03/07/2018


Loading...